Fratelli

Portare i risciò per le strade di Colombo a Ceylon (oggi Sri Lanka), è un fatto di famiglia, tanto che, quando il padre muore, il figlio ne eredita il numero da mettersi sul braccio dopo di che può tranquillamente riprenderne l’attività. È un lavoro duro, fatto di lunghi percorsi accidentati e di strani incontri, anche di quelli che non ti aspetti, così dirompenti da cambiare per sempre lo scorrere della tua vita. Tirando il risciò per portare a spasso ricchi borghesi, si arriva alle porte di case che si vorrebbe evitare, e capita pure che da una finestra si affacci, agghindata come per una festa, la ragazza che ti si è promessa in sposa. Dove sono finite tutte quelle promesse, dove sono finiti gli abbracci, i baci? Il mondo gli cade addosso per la seconda volta, forse quella definitiva. A fine corsa, lo straniero inglese si imbarca su una nave mercantile russa diretto verso il canale di Suez. Un viaggio inusuale, in un ambiente diverso: ma bisogna fare presto, deve lasciare le Indie e ritornare ai suoi affari. Nella notte, fra le onde, si riesce a respirare la profondità dell’oceano. In un’altra parte del mondo, a Costantina, in Algeria, la signora Marot sente la stanchezza del matrimonio, la pesantezza di una vita monotona, una vita che piano piano le scivola via. Facile allora legarsi al diciannovenne Emile Du Buys, sfacciatamente innamorato di quella donna così elegante ed ancora bellissima. È molto più difficile portare il loro amore fuori dall’anonimato e dalle chiacchiere malevole. Si tratta di un viaggio che però ha un prezzo molto caro…

Ivan Alekseevič Bunin ha voluto che i racconti confluiti nella raccolta Il signore di San Francisco (scritti fra il 1911 ed il 1917) fossero pubblicati come tutti i suoi capolavori per disposizioni testamentarie secondo l’edizione di Berlino del 1934-36. Adelphi propone nella collana Microgrammi due brevissimi testi, Fratelli (Brat’ja) e Il figlio (Syn), che già da soli rendono in modo emblematico la cifra stilistica dello scrittore, non a caso primo russo premio Nobel per la letteratura nel 1933. La sua scrittura, lenta e misurata, è capace di penetrare negli interstizi della mente umana per scandagliare, con sottigliezza, i piccoli movimenti, i cambiamenti. Con il suo incedere progressivo ma a piccoli passi, la narrazione di Bunin avvolge e disorienta il lettore, catapultato in modo energico ed empatico in un narrato di cui perde anche il filo. Si crea una sorta di effetto straniante fra la lentezza delle descrizioni ed i fulminei cambiamenti di prospettiva e focalizzazione, da una storia ad un’altra, con una successione intricata di piani temporali. Lontano dalle ambientazioni e dai personaggi dalle classiche narrazioni russe, i due brevi racconti esotici ne trasportano la carica drammatica e la lucidità narrativa in un contesto completamente differente, dimostrando l’unicità del linguaggio della poesia e della prosa dei grandi maestri, che si dispiega con la stessa potenza affabulatoria che la storia si svolga sulla Prospettiva Nevskij o fra le strade di Colombo.

 


 

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