Fratture

Fratture
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Polonia e Israele. Un viaggio dentro l’anima e lungo il filo della storia che unisce la terra del dolore e della perdita alla nuova patria dove il  futuro è stato costruito, a suon di kibbutz, sopravvissuti, dolorosa rievocazione del passato. Molte storie si snodano tristi e malinconiche, e poi vitali e speranzose: da Fania, piccola orfana che passa ogni giorno in attesa alla stazione dei treni sperando che i suoi genitori siano tra i sopravvissuti che ritornano ogni giorno a Cestocova, rifiutando di cancellare il suo passato, a Fania e Stefan che lasciano tutto per raggiungere il kibbutz dei loro sogni in Israele, dalla Lettera al Padre perché sappia che “che cosa sono riuscita a fare dopo che mi spingesti dal lato della vita attraverso quella piccola fessura in via Przemyslowa”, a Chaim che lavora in un’agenzia viaggi e si ritrova a poco a poco amico di una tedesca, inaspettatamente. E poi Celinka, a cui i vicini di casa rifiutano la protezione perché  “proprio oggi hanno appeso i manifesti che se qualcuno nasconde un bambino ebreo, beh…lo sai”, a Tikvà e Salìm, e una difficile - quasi impossibile - storia d’amore tra un palestinese ed una israeliana nei tempi d’oro dei negoziati degli anni novanta, ben lontani da quello a cui assistiamo oggi…
Un libretto da mettere in tasca e leggere quasi distrattamente, storia dopo storia, nella convinzione che tanto di Olocausto sai già più o meno tutto e hai letto tutto quello che si poteva leggere... per poi, gradualmente, farti prendere dalla malinconia di bimbi che diventano adulti in un attimo, buttati in un triste mondo fatto di morte, tradimenti, solitudine, dalla poesia di una Israele deserta divenuta grande, e viva, grazie alle maniche rimboccate dei sopravvissuti, e dall’energia che sprigiona la vita, la pulsante e irrefrenabile voglia di vita emersa dalla morte. Fratture è valso a Irit Amiel il premio NIKE 2009, un prestigioso riconoscimento letterario polacco, ma probabilmente non è stata la più grande vittoria della sua vita: dopo aver vissuto nel ghetto di Cestocova per i primi anni della guerra, Amiel è riuscita a scappare con dei falsi documenti ariani, e a raggiungere la Palestina dopo varie peripezie in Germania, Italia e Cipro. Una prosa asciutta e lineare che però non nasconde la vena poetica di un’autrice dalla penna e dalla vita vigorosa, racconti che spesso dicono piccole cose, e lo fanno senza vittimismo, ma con leggerezza. Raccontando il dramma, ma con calma e leggerezza… paradosso struggente che dimostra che a volte vita e poesia possono mescolarsi, sfiorarsi, essere tutt’uno.

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