Freddo nell’anima

Freddo nell’anima
Invece di denunciare la morte della madre e darle degna sepoltura, Bill Roberts tiene il cadavere liofilizzato in camera da letto: non ci sta a perdere gli assegni della pensione della vecchia, che però non riesce a riscuotere perché non ne sa falsificare la calligrafia. Non ha un lavoro, è al verde, ha finito le ultime scorte di cibo e gli hanno pure staccato la corrente. Ma il ragazzo non si perde d’animo e organizza una rapina alla bancarella dei fuochi d’artificio di fronte a casa sua. La sera del 4 luglio il bottino deve essere un bel gruzzoletto. “Un gioco da ragazzi” dice a Chaplin e Cicciobomba, ma le cose non vanno proprio lisce e i due compari fanno una brutta fine. Bill è un osso duro, e dopo un inseguimento rocambolesco con sceriffo e agenti alle calcagna arriva stremato all’accampamento di una carovana di freak (non manca l’omaggio al cult movie di Tod Browning). A causa del suo aspetto è subito accolto da Frost, l’impresario del luna park, e dalla sua stramba famiglia: ha il volto così deformato dalle punture di zanzare che tutti credono sia anche lui uno scherzo della natura. Chiarito l’equivoco, si unisce alla compagnia itinerante (acrocefali, gemelli siamesi, uomini-cane, nani, donne barbute e il misterioso Ice Man), che attraversa in lungo e in largo il Texas orientale. Gidget, la moglie del capo, è una biondina molto attraente e parecchio pericolosa: se ne accorgeranno a loro spese quelli che avranno a che fare con lei. Il destino, inesorabile e crudele, attende tutti al varco…
Freddo nell’anima trascina il lettore nel buio della notte e dell’anima di uomini e donne guidati da animaleschi istinti di sopravvivenza. I veri mostri non sono gli scherzi della natura, sembra dirci lo scrittore texano. Tutto ruota attorno agli intramontabili temi universali: il sesso, i soldi, la religione, la morte. E Lansdale imbastisce una storia tanto travolgente che bastano poche righe per essere rapiti dalle pagine, in cui si alternano gag comiche e interludi che indagano la natura umana, spesso marcia fino al midollo e chiamata suo malgrado a prendere parte all’eterna lotta tra Bene e Male. Eppure non si salva nessuno, né i buoni a cui manca solo l’aureola né i malvagi privi di sensi di colpa. La redenzione non esiste, figurarsi per dei poveri diavoli disperati, che per quanto si affannino non possono sfuggire al proprio (triste) destino. A esasperare ossessioni e follie ci si mette pure una Natura matrigna, che flagella uomini e bestie con sole, grandine e tornado. Ce n’è per tutti i gusti in questo thriller venato di black humour: personaggi grotteschi (lo sono molto più i “normali” dei fenomeni da baraccone), dialoghi irresistibili, atmosfere surreali. La trama è perfetta e ricca di colpi di scena, si ride a crepapelle e i brividi della suspense fanno sussultare il lettore, a cui l’autore non risparmia un paio di pugni ben assestati nello stomaco. Ma a fare del romanzo un piccolo gioiello è la scrittura pirotecnica, che mescola con disinvoltura una lingua sboccata  le metafore e le similitudini scurrili valgono da sole il prezzo del biglietto  e passaggi di un lirismo mai banale. Dispiace così tanto separarsi da Freddo nell’anima che, chiuso il libro, viene voglia di farsi un altro giretto al luna park di Frost, e poi, sulla strada del ritorno, fermarsi alla bancarella dei fuochi d’artificio di Mr Lansdale per fare il pieno di petardi e candelotti.

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