Frieda

Frieda

Nottingham. 1907. Quel giorno a casa Weekley aleggia una certa eccitazione: tutti sono indaffarati a rassettare e a tirare la casa a lucido. La signora Babbit ha lavato, sfregato e spolverato tutta la mattina, Monty e Barby hanno colto nella campagna circostante fiorellini di campo – primule e campanule – e li hanno disposti in barattoli vuoti di marmellata per abbellire l’ambiente domestico. Frieda si è dedicata a realizzare l’Apfelkuchen e dopo averlo sfornato lo ha cosparso con abbondante cannella e zucchero a velo. Persino il signor Weekley ha fatto capolino dal suo studio per contribuire alle pulizie di casa spazzando via polvere di carbone e raschiando la vernice dagli angoli del battiscopa. Da lì a poco, Zia Nuch verrà a fargli visita dalla Germania. Il signor Weekley annuncia che andrà a prenderla alla stazione, dopodiché si schermisce gli occhi con gesto teatrale e dice: “Preparatevi: lo scintillio dei suoi gioielli vi accecherà!”. Al suo arrivo, quando Nusch discende dalla carrozza vestita di tutto punto, con i piedi avvolti da costosi stivaletti in pelle, a Frieda pare che la modestia della sua dimora si sia improvvisamente tinta di un’intensa sciatteria. Se sua sorella dimostra ancora nel portamento e nell’aspetto l’appartenenza al baronato dei von Richthofen, di se stessa non può dire altrimenti. Perché invece di preparare la torta e pensare ai fiori, non si è data una sistemata? Entrando in casa, Nusch inizia ad annusare ostentatamente gli odori che impregnano l’ambiente – l’intenso odore di ossi bolliti per il brodo e del gas da cucina – che nessun mazzo di primule, per quanto fresche, potrà mai coprire. L’ingioiellata sorella trattiene un conato di vomito. Dopo aver mangiato una fetta di torte alle mele, le sorelle si recano a fare una passeggiata. Sul cielo di Nottingham risalgono scuri i fumi e le esalazioni dalle miniere. Nusch non riesce ancora a capacitarsi di come Frieda abbia deciso di sposare quell’inglese, un professore di linguistica con il riporto, accettando passivamente il ruolo di brava mogliettina. Non è quello che si confà alle donne di nobile lignaggio! Nusch riferisce a Frieda che ormai in Germania, specialmente a Monaco, è buona abitudine avere un amante con cui divertirsi. Così, la invita a passare alcuni giorni da lei nella città tedesca, crogiuolo di poeti, letterati, artisti bohémien e intellettuali. È importante che riempia la sua noiosa vita con fermento intellettuale, salotti, passione, vita di società. Deve allontanarsi dalla monotonia della campagna inglese e dalla monogamia della vita coniugale: “Sì, Frieda. Torna a casa, prima che sia troppo tardi, before it is too late”...

Frieda von Richthofen è stata la musa ispiratrice di D.H. Lawrence – romanziere, poeta e pittore inglese, autore dell’allora immorale L’amante di Lady Chatterley – nonché sua futura moglie. Le vicende del romanzo di Annabel Abbs ruotano attorno alla ricerca di identità di Frieda, ricerca che passa attraverso un impetuoso percorso di emancipazione sessuale seguito da un progressivo allontanamento dal tetto coniugale, dalla vita familiare e dall’appartata e frugale esistenza in campagna. Ancor prima di ispirare l’emaciato e tubercolotico scrittore figlio di minatori, Frieda era entrata in contatto con Otto Gross – eccentrico psicanalista e filosofo austriaco, il quale fu uno dei più accesi sostenitori della “rivoluzione sessuale”, espressione coniata da lui stesso – diventando una delle sue amanti e collaborando con lui alla stesura dei “tipi psicologici”. La scandalosa vita di Frieda e l’incontro con Lawrence, ex studente del di lei marito Ernest Weekley sono magistralmente narrati dalla Abbs che si serve di una prosa fluida, mai ridondante o ostica, scorrevole persino nelle minuziose descrizioni dei paesaggi naturali. Lo stile prosaico è ben alternato a quello epistolare: la storia è spesso inframezzata dalle lettere dei personaggi i quali riversano nella scrittura l’espressione delle loro paure, speranze, gioie e angosce più intime. La narrazione è solida, ben architettata: il romanzo si suddivide in otto parti, intitolate con l’anno e le città nelle quali Frieda trascorse i momenti focali del suo viaggio, quasi si trattasse di un diario di bordo. Ogni parte è preceduta da una citazione in esergo tratta da uno dei romanzi di Lawrence. I momenti citazionali appaiono poi in maniera più indiretta anche nel corso del romanzo, ad esempio con la lettura da parte della protagonista di Anna Karenina ad anticipare la sua svolta adulterina che prenderà la sua vita, così come l’intenso rapporto che intercorre tra Frieda e Monty, a preannunciare il tema dell’amore quasi morboso tra madre e figlio, tanto caro a Lawrence. Estremamente apprezzabile è la volontà di restituire la vita di Frieda, in particolare lo scandaloso adulterio, nel modo più umano possibile, ossia a tutto tondo riportando l’intera vicenda da più angolazioni. L’autrice infatti non si limita a presentare il punto di vista di Frieda, le sue riflessioni e le sue motivazioni, ma sonda e scandaglia anche i contraccolpi emotivi e sociali che i membri della famiglia Weekley sono costretti a subire; in primis Monty e Ernest. Empatizzare con la sola Frieda risulta così assai difficile. Ma forse è giusto così.



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