Fuego

Fuego

Via de’ Giudei è una delle due strade principali dell’antico ghetto ebraico della città di Bologna. L’altra è Via dell’Inferno. E la parola “inferno” ben si addice alla giornata. Bologna ha strade anguste, costellate di buche e dai muri consumati dal tempo e dall’usura: i numeri civici non si leggono più. Fa caldo. Troppo. Sono le otto di sera e si soffoca anche andando a trenta all’ora sul motorino. L’aria non si muove. Al tramonto sembra di stare alle porte di Dite, la lugubre città sotterranea immortalata da Dante. L’aspirante giornalista, cresciuta da un’intransigente professoressa, parcheggia il motorino e suona il campanello. I clienti aprono la porta e, come tutti, si stupiscono: è raro che una ragazza consegni la pizza. E qualcuno, anziché apprezzarne l’impegno, la guarda persino con una non piccola dose di sufficienza, come a dire: possibile che tu non abbia saputo trovare di meglio?

Elisa Guerra è la Guerrera. Minuta ma determinata, ha i capelli lunghi fino al fondoschiena, gli occhi scuri ardenti come le fiamme dell’inferno, quello dell’Alighieri, che lei ama e ricorda, considerandolo quasi un amico cui far (o che le fa, talvolta) visita. Amico come Machiavelli riteneva i classici, tanto che, prima di accostarsi, a fine giornata, alle pagine dei grandi autori che custodiva nel suo studio addirittura si cambiava d’abito. Elisa ovviamente si cambia d’abito per altri motivi, come andare in discoteca, non per leggere, e vive giornate piuttosto rocambolesche che non le risparmiano nemmeno occasionali coinvolgimenti nelle indagini dell’affascinante ispettore Basilica. Una Bologna torbida, una prosa raffinatissima che avviluppa l’attenzione, personaggi riusciti e originali, sempre molto abilmente sfaccettati: al secondo romanzo con protagonista la Guerrera Marilù Oliva conferma la felicità della sua vena artistica.

 


 

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