Fuochi nascosti

Fuochi nascosti
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Thomas Braxton è nato agli inizi del novecento in una piccolissima cittadina dell’Oregon. Quella parte d’America selvaggia, tutta da scoprire e misteriosa, popolata da pionieri in cerca di fortuna che per sopravvivere debbono fare i conti con una natura impervia e del tutto estranea. La sua è una famiglia di gente semplice e povera, persone comuni, umili e gentili, timorati d’un mondo che ha tanto da offrire, ma che pare sempre pronto a togliere, con una crudeltà insita nel suo carattere, i doni effimeri che elargisce beffarda. Sono pionieri pure loro. E quando viene scoperto un giacimento argentifero non lontano dal paesello in cui vivono, decidono di trasferircisi in cerca di fortuna. Quella fortuna inseguita da molti e sulla cui strada in tanti hanno perso dapprima le speranze e poi la vita. La miniera assorbe tutte le energie e il tempo dei Braxton, ivi compresi quelli di Thomas che ‒ cresciuto e fattosi uomo ‒ si arruola tra i minatori che giorno dopo giorno, armati solo di picca e calli nelle mani, si spaccano la schiena nelle profondità della terra. Ma l’indole di Thomas, ragazzo sveglio destinato a diventare forte e intelligente, non è quella della gente semplice a cui appartiene. Non è fatto per la miniera. E non è fatto per la vita povera in cui è cresciuto. È fatto per lottare ed emergere, per trovare un posto nel mondo che lo valorizzi. Gli anni passano, le fatiche aumentano, ma il successo gli arride. Uomo fatto e finito, Thomas ha un’ottima posizione nella società e una bella moglie a scaldargli il letto. Ma quella natura matrigna, con quel suo vizio di riprendersi ciò che ha dato, un giorno gli volge le spalle. Il figlio del protagonista, Julian, anch’egli uomo intelligente ma dalle ideologie e dal carattere diametralmente opposte al padre, si perde nei meandri dell’occulto, seguace, come una pecorella smarrita, d’uno sciamano malefico. Thomas non si arrende: non lascerà che il figlio venga sacrificato nel nome della magia nera. La sua missione sarà difficile e sorprendente…

Fuochi nascosti è un buon romanzo. Buono, sì, ma niente di più. La trama è elaborata, molto bene ideata e originale, l’intreccio funziona e il ritmo corre alla giusta velocità. Interessantissimo, poi, è l’esperimento della divisione del romanzo in due parti, il cui risultato è a sua volta la nascita, a tutti gli effetti, di due romanzi distinti. Uno di impronta storica, l’altro in odore di fantasy. A tanti pregi, però, vanno a contrapporsi altrettanti difetti, nei sul viso imperfetto di un romanzo che altrimenti avrebbe avuto delle possibilità di brillare, tant’erano le buone premesse. I personaggi sono figli di una mano che non riesce a scavare a fondo nella loro indole. Lo stile è incerto, traballante, e l’autore, nel tentativo malriuscito di trovarne uno che fosse elaborato e ricco, cade a volte in uno strano manierismo d’altri tempi e a volte in dialoghi poco credibili. A conti fatti Fuochi nascosti merita, ma credo che con un certo rimaneggiamento stilistico avrebbe potuto meritare anche di più.



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