Fuoco invisibile

Fuoco invisibile

David Salas ha appena compiuto trent’anni, gli piacciono gli sport e appartiene ad una famiglia benestante, ma soprattutto è il più giovane professore di Linguistica al Trinity College di Dublino, con un curriculum di tutto rispetto. “Sono quello che si potrebbe definire un esperto di parole” dice di sé, ed è convinto che sia necessario stare sempre all’erta con le parole, perché “una mera sequenza di lettere pronunciata al momento giusto rischia di trasformare per sempre la nostra esistenza”. Tutto ha inizio il 30 luglio, ultimo giorno dell’anno accademico, quando la coordinatrice didattica Susan Peacock davanti a un caffè propone al giovane, che ha appena terminato il dottorato, un viaggio a Madrid, per valutare l’acquisizione per conto della biblioteca dell’università di un prezioso testo del Siglo de Oro spagnolo che pare stia per essere rimesso sul mercato da un collezionista. L’occasione, imperdibile, potrebbe diventare anche una vacanza per David, che al momento ha qualche rogna personale. Sua madre, vedova da anni – in realtà di suo padre si sono perse le tracce da tempo e nessuno sa che fine abbia fatto ‒, ha deciso di risposarsi ed è assorbita dai preparativi per le nozze. Il fatto è, però, che David non è per niente contento di questa decisione e detesta cordialmente il futuro sposo. Ecco perché non ci pensa troppo e accetta la proposta, ma con sorpresa riceve subito da Susan un biglietto d’aereo di prima classe per la Spagna, che sua madre (buona amica di vecchia data della professoressa) le ha consegnato già qualche giorno prima per lui, accompagnato da una vecchia fotografia con un messaggio sibillino vergato sul retro “Così ricorderai da dove vieni”. David, in realtà, è piuttosto infastidito dalla cosa ma decide che in fondo non ha niente da perdere. Appena atterrato a Madrid, i ricordi cominciano a riaffiorare con prepotenza, a partire da quelli legati all’amato nonno, lo scrittore José Roca, che gli diceva sempre “Scrivere è un mestiere pericoloso”, oppure “Scrivere significa cercare”; da bambino David gli faceva un sacco di domande, voleva sapere da dove prendesse le idee, ma il nonno dava risposte che lui non capiva e parlava spesso di ombre oscure; poi un giorno gli aveva dato da leggere un libro di Mark Twain, Straniero misterioso, il suo primo libro importante. Arrivato nell’elegante hotel prenotato da sua madre, David trova ad aspettarlo una giovane donna che dice di chiamarsi Paula Steve e di essere una collaboratrice di Victoria Goodman, la nota scrittrice, che desidera incontrarlo a casa sua. Lady Goodman, figlia di un importante editore del dopoguerra spagnolo, cara amica del nonno e di tutta la famiglia, che lui però non vede da anni. Cosa vuole da lui doña Victoria? Come sa che è a Madrid? E perché Paula per convincerlo gli mostra una delle schede di lavoro del nonno che lui ricorda bene, nelle quali l’uomo riportava tra strani disegni e simboli l’etimologia e il significato di alcune parole?

Tra citazioni letterarie, riflessioni etimologiche, interpretazioni di simbolismi più o meno sacri disseminati nei quadri e nell’architettura e nelle decorazioni litiche di antiche chiese romaniche dei Pirenei, il viaggio del giovane David Salas, in compagnia della bella storica Pau, ha come scopo, oltre che la risoluzione di un misterioso delitto, la ricerca di uno dei più affascinanti e leggendari tesori smarriti tra le pieghe nebulose del tempo: il Graal. Un viaggio che per David è anche un ritorno nella terra d’origine della sua famiglia, nonché un tuffo nel proprio passato nel quale si celano importanti segreti che lo riguardano. Fuoco invisibile – vincitore del prestigioso Premio Planeta 2017, il massimo riconoscimento letterario spagnolo, il più cospicuo dopo il Premio Nobel – è un thriller d’avventura, definibile anche archeo-thriller oppure, scegliendo la definizione del suo autore, semplicemente “romanzo di ricerca”. Javier Sierra è ormai un veterano del genere e ci ha raccontato in una intervista esclusiva che proprio mentre lavorava ad uno dei suoi romanzi su Leonardo da Vinci nel 2004, osservando l’Ultima Cena a Santa Maria delle Grazie a Milano, si è reso conto che nell’opera manca il Graal. Poiché Sierra ritiene la letteratura un “acuto e attento strumento d’indagine” ha deciso in quel momento di iniziare una ricerca per capire quando il Graal ha fatto la sua comparsa e si è reso conto che non vi è alcun cenno nei Vangeli e neppure nella Lettera di san Paolo ai Corinzi che parla dell’episodio evangelico. La leggenda sembra essere nata nel Medio Evo e aver fatto la sua prima comparsa nel poema incompiuto di Chretien de Troyes del 1180 al tempo delle crociate. David Salas, invece, nella sua avventura – che si svolge in sei giornate, ognuna delle quali corrisponde ad un segmento narrativo del romanzo – all’interno dello strano circolo culturale di Lady Victoria, scoprirà attraverso codici da decifrare incisi nella pietra che qualche tempo prima di quel poema la coppa aveva già fatto la sua comparsa sui Pirenei, nella chiesa di san Climent di Taüll in Catalogna, dove Papa Sisto II l’aveva fatta nascondere. Tuttavia, la vera ricerca che tiene il lettore col fiato sospeso fino alla fine del corposo romanzo riguarda la natura stessa del Graal, che non è possibile svelare per evitare un fastidioso spoiler ma che, in realtà, si cela già nella citazione in esergo tratta dal discorso di accettazione del Nobel per la Letteratura del 2007 di Doris Lessing: “Chiedete a qualsiasi narratore contemporaneo e vi dirà che c’è sempre un istante in cui viene sfiorato dal fuoco, con quella che ci piace chiamare ispirazione”. Sierra è uno dei pochi scrittori spagnoli a comparire nelle classifiche americane e certo questo dipende anche dal fatto che i suoi romanzi – e Fuoco invisibile in maniera particolare – sono infarciti di ampi e approfonditi riferimenti storici, filosofici, letterari, filologici, archeologici, artistici, tutti rigorosamente documentabili, come avverte la nota conclusiva. Se questo è un valore aggiunto che può fare la felicità dei fan dei misteri e dell’archeologia che si appassioneranno alla lettura, è evidente che le continue digressioni, le abbondanti citazioni, le numerose informazioni che definiscono questo valore aggiunto, possono invece infastidire il lettore meno interessato a questi aspetti. Un thriller a là Dan Brown, ha detto qualcuno, con inseguimenti, trappole, traditori, colpi di scena e lievi incursioni nell’esoterico ma zeppo anche di riferimenti colti; si astenga quindi il lettore che sa di non gradire, pena la noia. Pare ci sarà presto una serie televisiva tratta da Fuoco invisibile, al cui adattamento sta lavorando lo stesso Sierra. Il divertimento, anche in questo caso, sarà assicurato.



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