Fuori gioco

Fuori gioco
Nel 1992, in piena Tangentopoli, sul quotidiano “Il Messaggero” viene riportata la notizia dell'arresto di un giovane imprenditore romano. L'accusa è "turbativa d'asta e violazione di segreti d'ufficio". La descrizione della foto segnaletica recita: “«Bella presenza, trentacinque anni, pistola in tasca, telefonino, è fidanzato con una delle figlie del costruttore Gianni Mezzaroma». L'arrestato di bella presenza è Claudio Lotito, che nel luglio del 2004 diventerà proprietario della SS Lazio. Lotito, vero self-made man, a ventotto anni fonda già la sua prima impresa, la “Snam Sud”, un'impresa di pulizie che dopo poco verrà affiancata dalla “Linda”. Le due aziende si procurano la maggior parte del fatturato grazie agli appalti degli enti locali. Regione, provincia, comune, unità sanitarie locali, ospedali. Per completare l'offerta dopo poco l'imprenditore si attrezzerà anche per offrire servizio mensa – grazie alla “Bona Dea” - e vigilanza, attraverso la sua “Roma Union Security”. Le sue guardie giurate, a testimoniare un destino segnato nel dna, hanno sulla divisa un'aquila dorata... Nel 1963, due anni dopo aver fondato la “Cantieri riuniti milanesi” e aver costruito il suo primo palazzo, il ventisettenne Silvio Berlusconi conosce uno studente palermitano nato nel '41 che si chiama Marcello Dell'Utri. Il ragazzo studia giurisprudenza ed è appassionato di calcio, tanto da aver ottenuto il patentino di terza categoria dal centro federale di Coverciano, a soli diciannove anni. Dell'Utri e Berlusconi diventano presto amici e riescono a fondere insieme le loro due passioni. Il calcio e le costruzioni. Negli anni del boom edilizio infatti, di fronte alla valanga di immigrati in arrivo dal Sud, Berlusconi fonda la “Edilnord Sas”, che diviene lo sponsor della Torrescalla, la squadra locale di cui è allenatore il suo fidato compagno...
Il giornalista del settimanale "l'Espresso", Gianfrancesco Turano, prosegue la nobile tradizione delle inchieste a tutto campo, un tempo appannaggio del giornalismo vero, oggi affidate quasi esclusivamente alle sapienti mani dell'editore Chiarelettere, con un imperdibile volume sulle (alterne) fortune dei nababbi del pallone, i presidentissimi di calcio. Turano compie un lavoro impeccabile andando a fare le pulci a quasi tutti i chairman delle più importanti squadre di serie A. Quello che emerge è un labirinto (non solo pallonaro) quasi impossibile da districare fino in fondo, fatto di società offshore, di cordate, di lobby, di prestanomi, di fondi neri, di giochi di potere, di alleanze politiche strategiche e sotterranee, per un hobby, quello del calcio, che di giuoco e di sportivo ha davvero poco. Dalla voragine finanziaria senza precedenti di 1351 milioni di euro accumulata in diciassette stagioni dal presidentissimo dell'Inter Moratti, al calcio vissuto come business capace di bilanciare le perdite del settore cinematografico in debito d'ossigeno del napoletano d'adozione De Laurentis, fino alla famiglia reale della Juventus, alla testa della squadra, unico caso planetario, fin dal 1923, passando dalle ormai note sante alleanze di Berlusconi con politici, banchieri e poteri finanziari. Ma non mancano personaggi meno in vista dei soliti noti, come il patron dell'Udinese Pozzo o il re dei “Gormiti” e del Genoa, Enrico Preziosi. Tutti uniti sotto il segno del calcio vissuto come sponsor e rivitalizzatore – anche se spesso in rosso – di bilanci e sopratutto di immagine. Dalla prima alla seconda Repubblica, da Nord a Sud, attraverso corruzione, furbetti del quartierino, cordate spericolate, conti lussemburghesi e società fantasma, i mammasantissima del pallone tirano le fila del giocattolo più bello e redditizio del mondo ben consapevoli che l'Italia pallonara sa indignarsi di tutto tranne degli sprechi e dei caché a sette zeri dei loro viziati beniamini, perché seppure c'è la crisi e fine mese non si arriva, l'importante è che la domenica sia tutto pronto e apparecchiato per l'immancabile e imprescindibile triplice fischio d'inizio!

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