Fuori a rubar cavalli

Fuori a rubar cavalli
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Trond Sander è il classico uomo schivo sulla sessantina che, dopo aver perso la moglie pochi anni prima in un incidente d’auto, decide di ritirarsi dalla vita per rifugiarsi nella foresta norvegese che corre lungo il confine con la Svezia in compagnia del proprio cane, trovando in questo luogo immerso nella natura isolati sentieri per camminate contemplative e vento che scuotendo le cime degli alberi aiuta a sistemare i propri pensieri. Ma la baita scelta da Sander non è un rifugio qualunque: nella lontana estate del 1948 proprio in quella casa Trond ha trascorso l’ultima vacanza in compagnia di suo padre e del compagno di giochi Jon Haugh, amico che ogni giorno passava a chiamarlo poco dopo colazione per battute di caccia, gite in barca e altre attività all’aria aperta. Una mattina come tutte le altre, dopo essere uscito a rubare cavalli, Trond scopre che un terribile incidente ha causato la morte di uno dei fratelli minori dell’amico Jon, il quale si allontana per sempre dal paese prendendo la via del mare. Sarà proprio a causa di questa prematura scomparsa che Trond scoprirà quanto la famiglia  Haugh sia legata alla sua, e quanto il passato di suo padre nasconda misteri insospettabili…
Per Petterson cammina lungo i sentieri dell’animo con questo romanzo dalle tinte scandinave che fa risaltare la bellezza unica di quei luoghi con ampie descrizioni che sembrano fondere la personalità del protagonista con quella della natura descritta. Altra dicotomia che trova soluzione nel testo, oltre a quella uomo/natura, è il confronto generazionale tra il giovane quindicenne Trond - impegnato a superare la difficile fase dell’adolescenza, i primi impulsi di natura sessuale e il confronto con il mondo adulto - il padre del ragazzo (che cerca di trovare una soluzione che gli consenta di cambiare totalmente la sua vita, evitando di far soffrire le persone che fino a quel momento ne hanno fatto parte) e infine il sessantenne Trond - che ha messo da parte la propria esistenza per rivivere i vecchi ricordi della gioventù e dare loro la giusta sistemazione. Con questa triplice sfaccettatura narrativa Petterson sembra traslare in letteratura il quadro "Le tre età della donna" dipinto da Klimt. Lo stile che accompagna queste tematiche è asciutto e scorrevole, con una particolare attenzione per il processo narrativo, che miscela abilmente il racconto dell’età senile a quello adolescenziale, creando così sospensioni, spazi di riflessione e attacchi descrittivi che coinvolgono e amalgamano il lettore. Un’ottima prova quindi quella di Per Petterson, che tra tutti i libri con fascette di richiamo che affollano le librerie ultimamente, sembra essere uno dei pochi a meritarsela.

 

 

 

 
 
 
 
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