Furia divina

Furia divina
Mayak. Russia. Un commando di guerriglieri ceceni riesce a penetrare in un impianto nucleare con l’aiuto di un colonnello corrotto e s’impadronisce di due casse contenenti plutonio e uranio. Intanto un messaggio in codice di al-Qaeda viene intercettato dall’intelligence americana: una serie di lettere e numeri apparentemente senza senso dietro la quale si nasconde una grave minaccia per l’Occidente. C’è bisogno di decifrare il codice e pare che l’unico in grado di farlo sia Tomàs Noronha, storico e crittografo portoghese che, per le sue doti, viene contattato dalla NEST, una costola della CIA che si occupa di emergenze che riguardano le armi nucleari. Nel frattempo in Egitto Ahmed, un bambino di sette anni, viene iniziato agli insegnamenti dell’Islam dal mullah della moschea Saad, il quale gli trasmette i valori pacifici della religione. Le cose cambiano quando nella “madrassa”, la scuola che Ahmed frequenta, appare un nuovo professore di religione, Ayman, che propone un Islam più radicale, estremista, aggressivo e intollerante. Chi dei due ha ragione? Qual è il vero insegnamento del Corano? Crescendo, Ahmed giunge ad una conclusione e compie la sua scelta…
L’11 settembre ha lasciato segni indelebili nelle nostre coscienze e nel nostro modo di pensare. Ma fermiamoci un attimo e immaginiamo: se al-Qaeda avesse a disposizione una bomba nucleare da far esplodere in una delle nostre città, quale sarebbe lo scenario al quale assisteremmo? È quello che prova a chiedersi José Rodrigues Dos Santos con il suo settimo romanzo, Furia divina. Lo scrittore - famosissimo in Portogallo dove svolge anche le attività di direttore dell’informazione della televisione nazionale “Rtp” e di docente universitario - riflette su uno dei problemi che attanaglia l’Occidente da decenni: il terrorismo islamico. E lo fa attraverso lo sguardo di chi si trova contemporaneamente all’interno e all’esterno della trincea. La narrazione, infatti, viene condotta su due piani, in una serrata alternanza di capitoli che conduce simultaneamente il lettore all’interno dei meccanismi del terrorismo internazionale - e delle misure che vengono adottate per prevenirlo - attraverso le vicende di Tomàs Noronha, e nel cuore dell’Islam attraverso la difficile crescita di Ahmed, fino a quando le loro storie s’incontrano in un pericoloso incrocio. Il tutto viene impreziosito dalle citazioni e le relative spiegazioni delle “sure” del Corano, denotando una precisa ed attenta documentazione da parte dell’autore, il quale avverte nella nota finale che “è vero che ci sono documenti di al-Qaeda e dichiarazioni dei loro dirigenti che rivelano l’intenzione del movimento di far detonare un dispositivo nucleare; è vero che, in possesso di cinquanta chili di uranio altamente arricchito, qualsiasi persona con conoscenze di ingegneria può montare in un garage una bomba nucleare, in meno di ventiquattro ore; è vero che è possibile entrare in possesso di uranio altamente arricchito o plutonio in paesi con misure di sicurezza di dubbia efficacia; è vero che sono già avvenuti vari furti di materiale nucleare in impianti russi, incluso Mayak; è vero che il Pakistan ha esportato per anni tecnologia nucleare verso i paesi islamici e i suoi scienziati sono stati consultati da Bin Laden e da altri dirigenti di al-Qaeda; è vero che più di centocinquanta versetti del Corano sono dedicati alla jihad”. In mezzo a questo mare di verità corriamo davvero il rischio di affogare nella paura?

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