Gaber, Giorgio, il signor G

La celebrazione a cinque anni dalla morte di una delle figure più importanti della storia della musica d'autore italiana nelle parole di chi lo ha amato, conosciuto, apprezzato, incontrato su un palco, raccolte da Andrea Pedrinelli, stimato autore di biografie musicali. C’è una prima parte che racconta la biografia essenziale di Giorgio Gaber, dagli esordi al Teatro Canzone, dalla tv alle ultime parole. C’è una seconda parte ricca di testimonianze di personaggi noti del mondo della musica, dello spettacolo, della cultura che ricordano il Signor G. Troviamo le considerazioni di Giovanni Allevi che analizza le sfumature del suo comporre, c’è l’entusiasmo di J. Ax degli Articolo 31 che gli attribuisce un "tocco da figo, da uno che sapeva far girare le balle a chi comanda". E le parole di Claudio Baglioni, Biagio Antonacci, Fausto Bertinotti, le considerazioni con il sorriso sulle labbra di Paola Cortellesi, di Luciana Littizzetto, di Giobbe Covatta, il ricordo di Vincenzo Mollica, di Giorgio Panariello, di Ligabue, di Maurizio Costanzo solo per citarne alcuni. Testimonianze rilasciate durante il Festival Gaber di Viareggio tra 2004 al 2008, manifestazioni di affetto spontaneo verso l’artista e l’uomo Gaber. Ci sono i ricordi personali di chi ha conosciuto Giorgio, di chi avuto il privilegio di vivergli accanto, di chi si propone di non farne morire la memoria, l'impegno, il pensiero e l’arte. In questa terza parte del libro trovano spazio i ricordi di Gian Piero Alloisio, che con Gaber ha lavorato a stretto contatto, quelli di Renzo Arbore amico da una vita, dei musicisti di sempre, di Franco Battiato, Rossana Casale, Dario Fo, Francesco Guccini, Enzo Iacchetti, Eugenio Finardi, Enzo Jannacci, Neri Marcoré, Gianni Morandi, Paolo Rossi e molti altri. E c’è pure una sezione dedicata alle riflessioni e all’analisi delle idee e degli spunti sui tanti aspetti dell’arte di Giorgio Gaber, un modo per avvicinarsi a lui attraverso la conoscenza e l’approfondimento: Lorenzo Arruga, Guido Davico Bonino, Gioele Dix, Luca Doninelli, Giulio Casale ed altri si calano nella sua poetica svelandone aspetti meno percorsi. Infine, l’accorata testimonianza di Ombretta Colli e i pensieri di Sandro Luporini chiudono un volume che raccoglie i contributi inediti di voci autorevoli sull’immortale opera di Gaber, Giorgio, il signor G. Ma il commento forse più profondo ed emozionante arriva dalla figlia Dalia: "Nulla di mio padre era facile. Non era facile guardarlo, con quella sua espressione quasi impossibile da decifrare. Non era facile ascoltarlo né capirlo. E non perché facesse ricorso a un linguaggio inaccessibile: era un uomo piacevole e divertente. Però confrontarsi con lui imponeva, impone, onestà intellettuale; la scelta di preferirsi persona piuttosto che maschera. E non è mai facile accettare chi ci mette di fronte alle nostre finzioni, trasformandosi in uno specchio capace di mostrare esattamente chi e come siamo dentro". Amen.

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