Galateo contemporaneo

Galateo contemporaneo
Mediamente gli uomini sono più divertenti delle donne perché Madre Natura li costringe ad esserlo, non essendo stata particolarmente generosa con loro… Il problema del dibattito politico contemporaneo,  assolutamente insulso e del tutto artificioso, è il cliché, la costrizione delle idee nello spazio angusto e risibile di una spilla da appuntarsi sul bavero, un’etichetta o un adesivo per paraurti. Ma oggi sembra che più scialbo e vacuo sia il logo, maggiore sia il carisma esercitato: si prenda per esempio il motto obamiano, “Yes, we can”. È la tipologia di incoraggiamento che potrebbe rivolgere una coppia di genitori a un bambino che fatichi ad abituarsi al vasino… Credo valga la pena di difendere il significato del verbo “discriminare”, poiché ha senza dubbio una certa importanza: tra l’altro, a pensarci bene, in effetti è buffo che noi accusiamo i razzisti di “discriminazione”. È proprio quello che per definizione sono incapaci di fare: loro pensano che tutti i membri di determinati gruppi siano uguali… La larga parte degli statunitensi continua a dare per scontata con gli inglesi un’intesa profonda, che riflette molto più un comune retaggio che una banalità come un interesse comune. Questo presupposto, almeno per come si è incarnato nell’alleanza Bush-Blair, di recente però ha subito una sonora batosta…
Polemista, saggista, notista politico, critico letterario, autore di pamphlet, articolista per le testate più varie, tra le quali quelle (“Foreign affairs”, “Slate” e “Vanity Fair”) da cui sono stati tratti gli articoli, redatti in origine tra il 2005 e il 2010, ora ripubblicati in questa antologia. E poi ottimo e fluentissimo prosatore, autodefinitosi ateo e ostile alla religione, inclassificabile dal punto di vista della collocazione parlamentare, costituzionalmente libero e irriverente, provocatore per definizione: tutto questo - e molto altro ancora - era Christopher Hitchens, inglese naturalizzato statunitense scomparso a Houston, in Texas, a fine 2011. Galateo contemporaneo è un volume riuscito perché, pur nascendo da elementi autonomi fra loro, si muove lungo il filo della coerenza. Non è narrativa, ma racconta una storia. Non è un vero e proprio saggio, ma fotografa la società, la realtà. Ossia come i contemporanei sappiano, o meglio non sappiano, stare al mondo. Dimostra inoltre che davvero non esistono argomenti di cui non si possa parlare, se si possiedono gli strumenti per farlo (esempio principe da questo punto di vista è Americano come la torta di mele – Vanity Fair, 2006 - una lunga, pepata e dettagliatissima esegesi attraverso Roth, Nabokov, Puzo, Miller, Pauline Reage, Gore Vidal e tanti altri riferimenti, nientedimeno che del sesso orale).

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