Garbatella tra storia e leggenda

Roma, anni Venti. Sui colli di San Paolo nasce il primo nucleo della “Borgata Giardino” della Garbatella. Leggenda vuole che il quartiere prenda il suo nome da una celebre ostessa ottocentesca dai modi garbati o, più realisticamente, da una particolare tipologia di coltivazione della vite, ottenuta appoggiando i tralicci “a garbata” ad olmi e aceri. È il re Vittorio Emanuele III a posare la prima pietra della nuova borgata il 18 febbraio 1920, dando solenne avvio all’ambizioso progetto che, secondo l’idea del promotore Paolo Orlando, doveva portare alla costruzione, affidata all’Icp, di una vera e propria cittadina portuale associata ad un canale navigabile sul Tevere. Da quel primo agglomerato di casette, concepito secondo il modello delle garden cities inglesi e tedesche, quartieri proletari verdi, armonici - il nome prescelto fu, non a caso, un simbolico “Concordia” - iniziano le moderne vicissitudini della Garbatella. Ricca di storia e cultura, un’isola di quiete nella metropoli che ha sempre mantenuto la sua originalità, “un po’ villaggio operaio, un po’ borgo marinaro”. Il tempo sembra sospendersi mentre si passeggia tra le suggestive viuzze della borgata, ci si fa strada tra scalette e piazze e si ripercorre la sua storia...

Gianni Rivolta, giornalista e autore di numerose pubblicazioni riguardanti il quartiere in cui è vissuto per più di quarant’anni, si cimenta nella stesura di una particolare, appassionata guida “storico-turistica” del quartiere romano della Garbatella. Il volumetto, che ripercorre nel dettaglio l’evoluzione storica, architettonica, culturale della borgata – con ogni probabilità, sconosciuta anche ai romani “doc” che non siano cresciuti nelle piazzette del quartiere –, propone al lettore tre vere e proprie passeggiate corredate da numerose schede di approfondimento, che spaziano tra gli argomenti più vari. Si va dal primo gruppo di casette dell’originaria “Concordia” alla zona dei grandi Alberghi suburbani; dal periodo fascista agli sperimentalismi delle case rapide; dai pellegrinaggi per la via delle Sette Chiese all’impegno costante e sotterraneo della politica “rossa”; dal gruppo delle Sgarbatelle al celebre “lupo mannaro” che i giovani di una volta ricordano ancora con inquietudine. Rivolta mostra una realtà stratificata, riflettendo su come il tempo abbia modificato la topografia del quartiere, arricchendo e diversificando la sua fisionomia, ma mai cancellando lo “spirito” originario della borgata. Quello raccontato da Pasolini e vissuto da un giovanissimo Alberto Sordi, tramandato nel modus vivendi della comunità, fortemente legato alla storia che le ricerche dell’autore fanno emergere, tra curiosi aneddoti, tradizioni popolari, voci e volti più o meno noti. Peccato che alcune schede risultino un po’ troppo scolastiche, didascaliche, a tratti ripetitive, quasi sovrabbondanti. Vero è, tuttavia, che il volumetto di Rivolta appartiene a quella categoria di testi da godersi “a salti” e, soprattutto, sul campo. In tal modo va fruito, seguendo le ottime intenzioni dell’autore, il cui obiettivo principale sembra essere quello di suscitare curiosità, smuovere il lettore a camminare e osservare con i propri occhi le bellezze nascoste della Garbatella, le chicche architettoniche del barocchetto romano, la vitalità del quartiere, le sorprese che si disvelano ad un occhio più attento e consapevole dietro ogni angolo: “provate ad abbandonarvi”, suggerisce Rivolta, “e guardate anche all'insù”. Corredato da suggestive fotografie del quartiere e dei momenti salienti della sua storia, immagini d'archivio, estratti di documenti e quotidiani d'epoca da cui l’autore attinge a piene mani, Garbatella rappresenta uno strumento interessante, un gradevole sprone alla riscoperta di una delle realtà popolari più caratteristiche e genuine della capitale, recentemente rivalutatasi come luogo di divertimento, di incontro sociale e culturale nelle sue più svariate forme.



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