Gasparo

Il Gasparo Chiupani che un mercoledì di marzo del 1721 si accinge a rivivere su carta i magnifici eventi di cui è stato testimone privilegiato è un settuagenario che sogna ogni notte il Peloponneso e sta per perdere la propria adorata figlia Sultanina, una ventiquattrenne che si mariterà ben oltre l’età consona con il Conte Frigimelica Roberti, architetto visionario, coetaneo e amico da una vita di suo padre; nonostante l’età avanzata è stato l’unico, oltre a un panettiere, a chiedere la mano di questa ragazza dalla pelle troppo scura e dagli occhi troppo levantini per soddisfare i canoni di bellezza del suo tempo. Sultanina è una donna irrequieta, compagna di viaggio di suo padre, che ha preferito tirare con la spada o con l’archibugio all’arte o alla letteratura e il Conte Girolamo sembra in grado di apprezzarne la mente vivace e di “aiutarla non tanto ad apprezzare una libertà – che non siamo in grado di possedere -quanto a coglierne liberamente l’assenza”. Gasparo è un uomo di lettere, che sin da giovanissimo ha sognato di scrivere, è stato per sette anni il segretario scrivano di Sua eminenza il cardinale Barbarigo, vergando per lui pile e pile di lettere ai parroci con i quali aveva ingaggiato una personalissima guerra, assistendo alle messe da lui celebrate per i soli famigli nel grandioso edificio sede dell’episcopato, ma personalmente ha sempre preferito la Chiesa di Sant’Antonio, che i padovani chiamano solo il Santo ed è in quella che si reca tutte le mattine da sempre. Gasparo è un “mezzo gentiluomo” che vive in una palazzina dignitosa, ha origini mercantili e, nonostante “un rigattiere non scucirebbe tre soldi per un suo ritratto”, ha vissuto da protagonista il fasti e il declino della Repubblica di Venezia, le guerre contro il Gran Signore degli Ottomani ai comandi del Cornaro, la conquista e poi la perdita della Candia e via via di altri territori, fino alle paci di Rastadt e Passarowitz che delimitano i confini della sconfitta. Gasparo è figlio di Caterina e Francesco, commerciante scaltro e di successo che aveva posto a Bassano il quartier generale dei propri affari, che spaziavano dall’esclusiva del commercio del sale alle fucine, alla canapa. Non ha avuto molti rapporti col padre, per il quale era solo uno dei molti figli, ma la sua infanzia è trascorsa per lo più con lo zio Nadalin; fino alla morte di quest’ultimo lo ha accompagnato nelle sue peregrinazioni in città, da lui ha appreso i rudimenti di storia dello Stato veneto di terraferma. Alla morte del padre, il patrimonio che avrebbe potuto trasformarsi in una ricchezza considerevole, si è però assottigliato e il nome della casata è diventato quello di una modesta famiglia benestante. Gasparo si dedica allo studio e sin dall’inizio si scontra con pregiudizi che si ripromette di scalzare con le proprie gesta future. A partire dal 1655, la sua vita si intreccia agli eventi della Repubblica veneta, che vivrà da comprimario, ma, pur senza rivestire il ruolo di protagonista, ne sarà un testimone privilegiato…

È quasi impossibile selezionare solo pochi eventi per sintetizzare la trama di un romanzo come Gasparo, perché, spaziando in quasi un secolo di storia, è un organismo completo, un corpus costituito da migliaia di episodi quotidiani che si svolgono in contemporanea ai grandi eventi storici di cui il protagonista narra con dovizia di particolari. Beppi Chiuppani, a partire dai pochi fogli di un antico manoscritto di famiglia, costruisce un romanzo con protagonista il suo antenato Gasparo, la cui biografia è stata ricostruita per sommi capi dall’abate Francesco Chiuppani nel XIX secolo. Gasparo mette da subito in chiaro che non scrive per eternare la gloria delle sue gesta ma per evocare fantasmi che accompagnino i suoi ultimi anni e li rendano meno solitari. Nella sua casa spoglia sono rimasti pochi oggetti, quasi nessuno prezioso, ma quello a cui è più attaccato è una mappa dell’Europa che tiene appesa in capo al letto e a partire da quella chiede al lettore di accompagnarlo nel ripercorrere a ritroso la fantasmagorica allegoria che è la vita. Gasparo è un capolavoro senza tempo, una sorta di puzzle tridimensionale che Beppi Chiuppani ha progettato con accuratezza, incastro dopo incastro, tessera dopo tessera. Davanti ai nostri occhi, man mano che scorrono le righe, si annodano i fili di molte esistenze quasi l’autore usasse uno dei pettini per telai che occupavano la bottega del suo antenato. Ci sono centinaia di protagonisti e per ciascuno di essi c’è un tratto fisiologico o caratteriale che lo rende riconoscibile e memorabile. Il lettore viene guidato dalle parole di Gasparo attraverso le oltre seicento pagine di un testo che scorre veloce e senza tedio. Si ha l’impressione di essere seduti nel suo salone spoglio insieme al protagonista, e , mentre la sua penna intinge dal calamaio le parole ispirate con cui ci narra un’epoca, noi apriamo incantati una magica cassa del tesoro, dalla quale escono in fila ordinata suppellettili e monili, dialoghi e clangore di armi, mentre sullo sfondo il Barocco trasfigura nel Roccocò, gli azzurri cedono il passo alla moda dei rosa, l’architettura, la musica, l’arte, subiscono una lenta rivoluzione della quale Gasparo è cronista quasi volutamente inconsapevole, li riporta in maniera più o meno incidentale mentre sulle pagine si intrecciano amicizie, amori, tradimenti, alleanze, corrispondenze amorose e veleni giudiziari.

 


 

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