Gatti di lungo corso

Gatti di lungo corso
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È possibile che la diffusione del gatto a partire dall’Egitto abbia ragioni commerciali. La città di Bubasti non era solo la capitale politica del Delta del Nilo, ma era la città d’origine della Dea gatta Bastet, custode della fertilità, dell’amore, della danza e della musica. Numerosi i templi a lei dedicati che ospitavano questi animali. In Egitto era severamente vietato vendere gatti, al punto che quando venivano sottratti si pagavano riscatti per riaverli, così testimonia Diodoro, quindi la loro presenza sulle navi fenicie può essere frutto di casualità o magari di un commercio clandestino. Non essendo diffusi come oggi, in antichità la vendita dei gatti per dare la caccia ai topi era molto redditizia. In una moneta risalente al 400 a. C., utilizzata nelle colonie greche dell’Italia meridionale, è raffigurato un gatto che gioca con un uomo, così si può immaginare che all’epoca fossero presenti nella penisola, almeno tra le classi benestanti. Sono inoltre attestati nell’Antica Roma all’epoca di Giulio Cesare, periodo in cui erano abbastanza diffusi. Nel XIV secolo, secondo le leggende anglosassoni, ebbe fama e fortuna la gatta di Dick Wittington, abile cacciatrice di topi, contesa da re e sultani d’Oriente. Nel 1492, forse proprio a bordo della Santa Maria, un gatto aiutò l’equipaggio agli ordini di Cristoforo Colombo a contrastare l’assalto dei ratti alle provviste. Altrettanto famose le avventure del gatto Trim, compagno di viaggio dell’esploratore Matthew Flinders, che circumnavigò l’Australia…

Reperire fonti accreditate per ricostruire i percorsi di diffusione nel mondo del gatto comune non è semplice, ma Detlef Bluhm ipotizza che sia stato proprio l’utilizzo a bordo delle navi a renderlo possibile. Certo è incredibile pensare che un animale di cui oggi abbondano città e campagne un tempo fosse così raro da valere una fortuna, al punto che le compagnie d’assicurazione si rifiutavano di risarcire i carichi danneggiati dai ratti se a bordo della nave che li trasportava non era presente un gatto, pertanto ogni Capitano di buon senso doveva impegnarsi a fare tale investimento, acquistare uno o due gatti per condurre a buon fine la traversata. Il più antico ritrovamento archeologico dello scheletro di un gatto risale al 1996, ritrovato nel relitto di una giunca affondata vicino alle coste del Vietnam nel 1450. L’immagine del gatto della nave è dunque ben distante da quella molto più nota del gatto come animale malefico, legato ai culti oscuri, all’oltretomba e alla stregoneria. Bluhm è un autore appassionato di gatti, nei saggi che ha dedicato loro ne ha descritto indole e avventure, analizzandone la presenza e la simbologia nell’arte e nella letteratura, ricordando quanto amore abbiano avuto nei loro riguardi personaggi influenti e celebri, come il Capitano Nelson o il Nobel Winston Churchill, inoltre racconta di questi splendidi felini nel suo blog. Alter ego dello scrittore, ex studente di teologia, è il suo gatto tigrato Paul, che utilizza come profilo social per i fan dei suoi libri. Nel testo dedicato ai gatti delle navi, oltre a una ricca bibliografia finale sono riprodotte alcune fotografie molto interessanti che mostrano come l’esistenza dell’animale sia stata significativa nella storia dell’uomo. Sappiate che alcuni aneddoti dall’esito infelice potrebbero rivelarsi un tormento per chi ama particolarmente i gatti.



 

 

 

 
 
 
 

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