Gatto e topo

Gatto e topo

La guerra sta per cominciare, ma l'estate del 1940 verrà ricordata come quella in cui Joachim Mahlke, quattordici anni, quello che non sapeva andare in bicicletta né giocare a pallamano, né – soprattutto – nuotare, diventò per il gruppo di ragazzini di Danzica l’eroe indiscusso della scuola. Con il suo cacciavite sempre legato al collo, quel collo in cui spiccava quel “vero e proprio gozzo” mostruoso, grande quanto un topo (non è un caso se un gatto una volta gli si avventò contro, scambiandolo per una piccola preda), riusciva a recuperare tesori sott’acqua, dal grande dragamine polacco Rybitwa, affondato di fronte al canale di Neufahrwasser. E sul suo pomo d’adamo grande e sporgente stavano, vicini, la devozione per la Vergine Maria, rappresentata dalla medaglietta che penzolava di qua e di là nell'ora di ginnastica, e il suo cacciavite con cui riportava a galla: targhette, e scatole di cosce di rana, e piatti votivi. Ma Mahlke aveva in mente altro, per il suo futuro, “Voglio diventare clown, per far ridere la gente”, e mentre lo diceva era serissimo, con i capelli con la scriminatura centrale tenuta rigida dall’acqua e zucchero, le sue orecchie e sventola e la sua aria sempre tragica, di chi non ride mai...

Gatto e topo (1961) è un romanzo di formazione – della trilogia di Danzica fanno parte anche Il tamburo di latta (1959) e Anni di cani (1963) – in cui i giochi e le avventure dei ragazzi, raccontati in prima persona da uno dei protagonisti, il chierichetto Pilenz, si svolgono sullo scenario della Seconda Guerra mondiale alle porte, sempre più presente con lo scorrere delle pagine. Mentre gli adolescenti mangiano guano di gabbiani e si tuffano per recuperare piccoli tesori dalle navi affondate, dal porto di Danzica partono dragamine, posamine e navi di ricognizione da guerra. Grass infonde nel libro sicuramente i suoi ricordi (nacque vicino al porto di Danzica, nel 1927) sull’invasione tedesca della Polonia; li sublima con una scrittura insieme raffinata e terrena, ricca di terminologia militare, religiosa, poetica, in cui ogni dettaglio riempie gli spazi vuoti nella mente del lettore con immagini e spesso odori che restano attaccati addosso: “dappertutto, a Langfuhr, Prussia occidentale, meglio ancora: in tutta la Germania, in quegli anni di guerra, c’era puzzo di cipolle, di cipolle annegate nella margarina, e anche senza volerci insistere: di cipolle cotte, di cipolle appena tagliate [...] che in quegli anni appestava tutta la Germania, la Prussia occidentale, Langfuhr, l’Osterzeile come la Westerzeile, dissimulando l'odore dei cadaveri”. Una scrittura ispirata, che balza e corre, che si ferma e di nuovo corre come un gatto e come un topo verso la fine dell'infanzia.



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