Gattoterapia

Gattoterapia

Lorenzo e Claudia sono giovani belli e rampanti: lui è un copy lei un’art director, si sono conosciuti sul lavoro, innamorati, sposati e sono volati a Londra, dove a lei è stato offerto un lavoro con ottime prospettive di carriera. Una vita tranquilla e spensierata, nessun problema economico e soddisfazioni a palate finché Lorenzo perde il posto. A Claudia lo tiene nascosto, uscendo ai soliti orari, raccontando qualche balla e continuando a viziarla con prelibate cenette da gourmet – delle quali fra l’altro ci spiega per sommi capi le ricette. Le recite però, lunghe o corte che siano, hanno un tempo prestabilito di messa in scena e dopo qualche mese, Claudia sorprende il marito dicendogli che sa tutto. Sconcertato ma certo della forza della loro relazione, Lorenzo accetta i consigli di lei, tentando di superare la frustrazione e inviando curricula come fosse anche quello un lavoro: ma la strategia non sembra dare risultati. Quando la donna, che guadagna più che a sufficienza per entrambi, gli propone di rispolverare una ormai antica ambizione, ossia scrivere un romanzo, la fantasia di Lorenzo comincia a galoppare. Idee tante, peccato riguardino solo la vita meravigliosa che farà quando il romanzo sarà un bestseller e lui cercato amato e idolatrato. Ma sul supposto bestseller nemmeno una. Un banale messaggio sul cellulare di Claudia spezza i sogni di Lorenzo, tutti. Lei lo tradisce. Il loro matrimonio è finito, Claudia se ne va ma grazie all’amico Matt Lorenzo scoprirà il potere che viene dall’essere gatto…

Bella la vita di un gatto, almeno quella di un gatto di casa: cibato, coccolato, vezzeggiato e nell’immaginario collettivo totalmente disinteressato a chi esegue le azioni di cui sopra. Nella realtà i gatti non sono poi così disinteressati al loro compagno bipede, ma è ben vero che hanno una capacità di reagire a qualunque avvenimento con una freddezza che noi umani pagheremmo a peso d’oro. Il club segretissimo a cui accede Lorenzo, in cui tutti si comportano come gatti – si muovono appunto gattonando, il drink è latte, anche se non purissimo, fanno le fusa e si leccano ma senza alcun intento sessuale – serve all’uomo per vedere la sua vita in modo un po’ diverso e in qualche modo dare una svolta decisiva. Che sia una metafora o solo una storia particolarmente ben ideata, oltre a regalare qualche ora di beato estraniamento, alla fine il lettore rimane a chiedersi quali fossero le cose “giuste” da prendere e fare proprie. La scrittura di Pirazzini, come l’autore ha già più volte dimostrato, è particolarmente curata e studiata. Apparentemente semplice e scorrevole è allo stesso tempo colta e ricercata, non tanto nei vocaboli quanto nella costruzione: i tempi narrativi non sono mai né troppo veloci né troppo lenti, esattamente come fanno i gatti si passa da un rumore sommesso di fusa allo sguainamento degli artigli, improvviso e feroce. I “colpi di scena” sono calibrati come in un romanzo giallo e danno alla storia un notevole corpo.



 

 

 
 
 
 

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