Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone

Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone
È gelo dalla prima riga, da quando guardi con gli occhi dell’omicida. È gelo che ti corre lungo la spina dorsale quando lo sguardo si posa su di lui e su di lei che era così bella, così giovane. È gelo la paura dei poliziotti che il riordino di vecchie pratiche sia il preambolo della cosa più temuta, la chiusura del commissariato. Ti gelano le parole della professoressa che sospetta l’abuso su una ragazzina da parte di un genitore. E quell’aria gelida che taglia il respiro la senti dentro. Quando segui Lojacono e Di Nardo in Vico Egiziaca e li vedi cercare chi può aver ucciso quei due ragazzi, due ragazzi come tanti arrivati a Napoli da un paesino della Calabria, prima lui per studiare fino a diventare uno stimato ricercatore e dopo lei, per fuggire e non incontrare un padre assassino che è uscito dal carcere. È gelo ogni volta che Ottavia pensa a quella gabbia che non sopporta più, una gabbia d’amore che lei non è proprio in grado di provare per il figlio autistico. È gelo che ti morde l’anima la solitudine del vecchio Pisanelli che finge di nascosto che la moglie sia ancora viva e le tiene nascoste le sue preoccupazioni per quei suicidi che lui è sicuro essere omicidi…
Con la saga de i Bastardi di Pizzofalcone (che nel 2015 vedremo trasposti in una serie televisiva), Maurizio de Giovanni - tradotto ormai praticamente in tutto il mondo e alla ribalta anche per l'adattamento teatrale di Qualcuno volò sul nido del cuculo di Dale Wasserman per la regia di Alessandro Gassman - ha dimostrato di essere uno dei pochi autori che possono permettersi di restare se stessi pur cambiando registro narrativo. Dagli anni Trenta del Commissario Ricciardi ai giorni nostri de i Bastardi, de Giovanni è capace di mantenere in perfetto equilibrio un’ineccepibile trama gialla con la poesia, che usa per farci entrare nei pensieri più intimi dei suoi poliziotti, dei suoi assassini e delle sue vittime. Poesia che in questo romanzo è paradossalmente acuita da un uso leggermente limitato rispetto ai precedenti. Con un coup de théâtre magistrale, ancora una volta l'autore lascia il lettore con un desiderio quasi spasmodico di sapere cosa accadrà ai personaggi che i fan – perché questo ormai sono i suoi lettori - ormai considerano quasi persone reali. 

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