George A. Romero - La notte dei morti viventi

George A. Romero - La notte dei morti viventi
Quando nel 1968 George A. Romero debuttò dietro la macchina da presa con “La notte dei morti viventi” gli scettici erano molti. Non solo gran parte della critica e del pubblico non avvisò le potenzialità della pellicola, ma una buona fetta di questi non esistarono a bollare il film come una mera celebrazione dello splatter e del cattivo gusto per le frattaglie. Nonostante l’accoglienza critica un po’ tiepidina il film è però ben presto passato allo status di culto tra i cinefili di mezzo mondo, status destinato ad accrescere ad ogni nuova prova del cineasta americano sul tema “morti viventi”. Forse è stato proprio questo riconoscimento, tardivo certo ma non meno importante, da parte dei fan del cinema dell’orrore a far cadere gran parte dei critici e degli storici del cinema in un grosso fraintendimento nei riguardi de “La notte dei morti viventi”, diventato col tempo per molti un caposaldo del genere e poco di più. Allo scetticismo nei confronti dell’horror e alla tendenza a relegarlo all’interno del cinema di consumo si deve soprattutto la miopia critica nei confronti dell’opera prima di George A. Romero, che si avvale della figura dei morti viventi per girare una pellicola di chiaro valore filosofico e politico, un’opera che si interroga e spinge lo spettatore ad interrogarsi sulla morte e sul sentimento di attrazione-repulsione che ad essa ci lega...
Un libro monografico sul film non può che iniziare per gradi e crescere piano piano in un climax che contemporeamente sviscera l’opera nei suoi dettagli più specifici e allo stesso tempo cresce a livello di complessità dell’analisi. E’ quindi naturale partire dalle basi, ovvero dalla definizione di “morto vivente”, un “mostro” cinematografico e letterario che molto spesso viene confuso con lo “zombi” erroneamente considerato il suo alter ego. Una specificazione necessaria quanto basilare. Il capitolo successivo, dedicato alla biografia di Romero è l’ultima occasione per il lettore per tirare il fiato, perché una volta girata pagina si passa ad un analisi ben poco all’acqua di rose. Prova ne è il capitolo seguente “Il film in sequenze”, fondamentale parcellizzazione della pellicola in una delle sue unità fondamentali. Un lavoro affatto fine a sé stesso. Nei restanti capitoli infatti Dario Buzzolan si servirà molto spesso della divisione fatta in precedenza per citare particolari scene del film e portale ad esempio. Segue un’analisi sugli elementi fondamentali che contraddistinguono “La notte dei morti viventi”: lo stile, il tipo di narrazione e le tematiche. La breve antologia critica che chiude il volume è l’esempio di come il debutto di Romero sia stato percepito diversamente da critici e giornalisti di tutto il mondo. Dedicare un libro interamente ad un film e scegliere per giunta un film spesso bistrattato dalla critica ufficiale può voler dire cercare appigli diegetici ingiustificati per sostenere una tesi spesso barcollante. Il lavoro di Buzzolan è in antitesi con questo discorso: non solo rende merito al film ma per farlo si avvale di quegli strumenti che il pubblico più scettico aveva individuato come elementi meramente “di genere”, nell’accezione negativa del termine.

 

 

 

 
 
 
 
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