Giù le mani dall'acqua

Giù le mani dall'acqua
Il 6 agosto del 2008, mentre l'Italia era in vacanza, il Parlamento ha votato il Decreto Tremonti 112, all'interno del quale, l'articolo 23bis obbliga i Comuni a mettere all'asta la gestione delle reti idriche entro il 31 dicembre 2010. Di fatto, viene stabilito per legge che l'acqua dovrà sottostare alle regole dell'economia capitalistica. Già il 23 ottobre 2004, stavolta al livello locale, i 36 Comuni di Ato 2 (Ambito Territoriale Ottimale comprendente le province di Napoli e Caserta), avevano cercato di privatizzare la gestione dell'acqua. In quel caso però, la società civile si era ribellata. Il Comitato civico per la difesa dell'acqua tenne per giorni sotto pressione i governanti di Comuni, Provincia e Regione e alla fine ottenne il ritiro della delibera. Dal 6 agosto del 2008, invece, il governo Berlusconi, col bene placido del PD, mette in scena un attacco nazionale al patrimonio idrico collettivo. L'acqua diviene una merce. Le conseguenze sono pesanti. Già nel 2005 le si era potute toccare con mano quando ad Aprilia, in provincia di Latina, la società Acqualatina aveva aumentato le bollette del 300%, imponendone il pagamento con la riduzione del flusso di acqua, in taluni casi con lo stacco dei contatori ad opera di vigilantes armati o carabinieri. Il 9 settembre 2009 il Consiglio dei ministri, con l'accordo Fitto-Calderoli, ha approvato un Decreto legge il cui articolo 15, modifica – addirittura in modo peggiorativo – il famoso articolo 23bis. In sostanza, il capitale privato nella gestione dei servizi idrici non dovrà essere inferiore al 40% sancendo, di fatto, la cessazione degli affidamenti in house a società totalmente pubbliche controllate dai Comuni. E' il trionfo del Mercato, l'apoteosi del profitto; il tutto viene promulgato ignorando una Legge di iniziativa popolare di 400.000 firme del 2007, che giace dormiente in Commissione Ambiente alla Camera... 
“Se oggi muoiono 50 milioni di persone l'anno per fame, domani, se l'acqua diventerà merce, 100 milioni moriranno di sete”. E' il drammatico allarme che lancia Alex Zanotelli. Pochi non lo conoscono. Religioso Comboniano dotato di un duplice coraggio: quello del Missionario, laddove incombono povertà e morte, e quello della Parola, dove troneggiano ricchezza e spreco. Uno che non tace, che non si lascia intimidire. Consapevole che  l'acqua sarà davvero la sfida del futuro, più del petrolio. I cambiamenti climatici stanno disidratando la Terra, le grandi multinazionali se ne sono accorte: quale profitto migliore se non approfittare di uno stato di necessità? E così da diritto, da vita, da parte di noi, l'acqua diventa una merce, ed è come se diventassimo merce anche noi. Quel 70% di cui siamo fatti adesso ha un prezzo. Anche il nostro essere fisiologico è divenuto logica di mercato. Un pensiero che fa rabbrividire e proprio per questo l'appello di Zanotelli si fa incalzante, accorato, insistente. E lo rivolge a tutti, cittadini, politici, vescovi. Andrebbe detto, nell'accompagnare il messaggio di padre Alex, che abbiamo un'altra arma per tutelare “sorella acqua”, non sprecarla; quelle piccole accortezze alle quali spesso non si fa caso: come chiudere i rubinetti quando ci laviamo i denti, limitare il tempo delle docce, riutilizzare l'acqua, quando possibile. Pensiamoci, sempre.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER