Giaguari invisibili

Giaguari invisibili

Pietro Mazzoccone frequenta il Liceo Classico, è all’ultimo anno e deve prepararsi per il test di ingresso a Medicina. È un abruzzese trapiantato a Pavia e le sue origini se le sente tutte: non si è “pavesizzato”, insomma. Dovrebbe andare a vedere la partita del suo amico Davide, ma il pensiero di Anna Pettirosso lo fa desistere: alla partita ci sarà anche lei, meglio portare a spasso il cane. Davide “Golia” Bellassame gioca a basket, ed è davvero forte. Al Palaravizza ci sono dieci persone lì solo per lui: suo fratello Niccolò, i suoi genitori, Anna Pettirosso, Lucilla, Giustino Butti, Laura Somellini e una serie di curiosi. Ma soprattutto c’è l’osservatore dell’Olimpia Milano, Michele Gaspari. È lui che Davide deve stupire, per sfondare nel basket ed entrare nel mondo dei grandi. Anche Giustino Butti, come Davide e Pietro, frequenta il Liceo Classico. Il suo sogno è di diventare fumettista, e nel frattempo esce con Laura, di cui è innamorato perso. I due si trovano nei bagni del Palaravizza ad amoreggiare ma, non appena sentono la sirena che dà inizio al match, devono correre sugli spalti. La partita di Golia va alla grande, ma il dopopartita è ancora meglio: sulle sponde del naviglio con Lucilla. Giustino, dal canto suo, deve fare i conti con i sentimenti contrastanti di Laura. Pietro invece, si ritrova da solo con Anna...

Giaguari invisibili è un romanzo di formazione che racconta quei mesi magnifici che passano tra l’inizio dell’ultimo anno delle superiori e quello del primo anno di università. Sono mesi in cui accade di tutto, mesi in cui ogni storia è vissuta a mille, in cui sognare non è vietato, anzi, sono proprio i sogni, le aspirazioni e i desideri a muovere i protagonisti. Pietro, Davide, Giustino sono tre semplici ragazzi che s’imbattono in situazioni normali, nulla che non possa capitare a dei comuni adolescenti. Ciononostante, proprio da qui prende la sua forza il romanzo. La sua normalità, il suo descrivere eventi ordinari, la sua prosa non ridondante, misurata, a tratti feroce. In Giaguari Invisibili c’è molto di Niccolò Ammaniti (che l’autore inserisce tra i suoi modelli, assieme al compianto Philip Roth e a John Fante), non a caso citato nell’incipit di Io e te in esergo. Ma mentre lo scrittore romano i suoi romanzi migliori li ha scritti dopo i trent’anni, Rocco Civitarese ‒ senza scomodare mostri sacri facendo paragoni né mettergli pressione ‒ è “solo” un classe ‘99 (significa che è all’ultimo anno di superiori, appunto) ed è stato menzionato al XXIX Premio Calvino con il suo Miele. Se il buongiorno si vede dal mattino…



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