Giardini di consolazione

Giardini di consolazione

Iran, anno 1299 del calendario persiano. Talla, dodici anni, non conosce altro che il pezzo di terra tra Isfahan e Teheran. Con il marito Sardar è in viaggio verso il futuro che li aspetta. Lasciano Qamsar, il paradiso in terra, il luogo nel quale viene prodotta l’essenza di rose di cui profuma La Mecca. Viaggiano attraverso il deserto e lo sgomento dei loro cuori alla vista di spazi sterminati e silenzi mai uditi. Nessuno, a Qamsar, vende le terre di proprietà per fare fortuna chissà dove. Eppure Sardar è deciso: deve andare via prima che il malocchio portato dagli stranieri distrugga il suo piccolo mondo, ormai terra maledetta. A nove anni Talla è già moglie e aspetta, con trepidazione e timore, che suo marito torni a prenderla per portarla via con sé. Si stupisce di tutto: del deserto, dei miraggi, delle automobili che non ha mai visto. Crede a mostri e leggende. È ancora una bambina e ama stare all’aria aperta. A dodici anni, arriva a Shahr-e Rey, nei pressi della capitale, con uno chador che non ha mai indossato prima, acconsentendo alla richiesta di suo marito. Qui scopre una nuova gerarchia sociale, fatta di contadini e padroni. Diversamente da casa sua, dove tutti sono pari e dove è dovuto rispetto e considerazione. Non sottomissione e obbedienza. Qui conosce la paura. Il suo unico rifugio rimane il suo chador, che la nasconde e la protegge da quel mondo sconosciuto e inquietante. Decide di rimettersi completamente ed esclusivamente nella mani di Dio. E di suo marito…

Talla cresce e si forma come donna. E come donna è tenuta a convivere col dolore e la sottomissione. Ad iniziare dal dolore della perdita della verginità che prontamente, come da tradizione, è verificata sul talamo nuziale dopo aver consumato il matrimonio. La sua maturazione non sempre, però, corrisponde alla sua emancipazione sociale. Eppure Talla, nonostante la sua ignoranza e l’attaccamento alla tradizione, resta libera dentro. Un romanzo poetico e lieve, dallo stile ricercato e fluido, che racconta un Iran poco noto: una società analfabeta e superstiziosa, in equilibrio tra il desiderio di cambiamento (e di sviluppo democratico) e il bisogno di mantenere i ruoli sociali fissi. Il lettore è catapultato in un mondo sconosciuto attraverso descrizioni vivide, vivaci e vere di paesaggi e personaggi che sembrano prendere vita. Sullo sfondo la Storia: l’Iran passa da un governo all’altro e ogni passaggio porta con sé grandi novità (dall’eliminazione del chador all’allargamento del voto). Attraverso la storia (una saga fatta di viaggi, lutti e sofferenze, ma anche di gesti delicati e riflessioni profonde sul senso della vita) di Talla, Sardar e del loro figlio Bahram, vive la storia travagliata dell’Iran tra il 1920 e il 1953. Parisa Reza, iraniana naturalizzata francese, torna alle sue origini con un romanzo coinvolgente ed appassionante, capace di togliere il “velo di Maya” (non solo lo chador) e mostrare il mondo per quello che è. Complesso e semplice allo stesso tempo.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER