Gigli nel deserto

Gigli nel deserto
In quel giorno di equinozio di autunno viene a verificarsi un evento cosmico rarissimo all’interno del sistema solare: tutti i pianeti si ritrovano infatti a essere allineati l’un con l’altro, in fila, lungo una retta immaginaria che parte dalla stella al centro della struttura e congiunge i corpi celesti uno di seguito all’altro, come perle di una collana, fino all’estremo confino dello spazio fino a quel momento conosciuto. Secondo gli studiosi del tempo questo avvenimento, che ha certo le caratteristiche della straordinarietà, è fuor di dubbio un segno divino. Lo hanno predetto, lo hanno atteso, persino con ansia. E ora è avvenuto. Evidentemente lo scontro in atto in quel momento sulla Terra non può che sancire la distruzione dell’intero universo. Oppure la nascita di una nuova vita… L’aria, nella piana di Giza, è immota, un calore innaturale la rende pressoché irrespirabile, solo brevemente il cielo nero coperto da nuvole basse e soffocanti che abbracciano la valle come se si trattasse di un girone dell’inferno è rischiarato da qualche fugace e accecante lampo. Tutto sembra sospeso nel tempo e nello spazio, in attesa dell’esito della lotta imminente. I due nemici, l’uno dinnanzi all’altro, si scutano, si osservano, si studiano, reciprocamente minacciosi e ostili, ben piantati sui piedi: il loro scontro sta per decidere quale sarà per il tempo a venire il destino dell’umanità, se sarà libera dalla schiavitù del male o eternamente oppressa. Ramseree II, l’ultimo faraone egiziano, è chiamato il demone senza volto, perché nessuno conosce il suo viso. Negli incubi delle sue vittime appare come una nebbia. È lui il predestinato. Ma il figlio della terza moglie del padre, una principessa etiope sposata per sancire una pace duratura fra i due popoli, lo ha sempre superato in tutto. È più intelligente. È più forte. È più bello. È più affabile. È più amato. È di sangue ancora più nobile. È un’onta, questa, inaccettabile…

Vive ai piedi delle Dolomiti Giuseppe Disconzi, ma è un altro il paesaggio in cui sceglie di ambientare il suo romanzo, che sicuramente appassionerà – e terrà col fiato sospeso, in attesa di una nuova puntata di quella che si annuncia come una saga solo all’inizio – gli amanti del genere fantastico, in quanto potranno ritrovarne tutti gli elementi caratteristici (e in più vampiri e demoni assassini), amalgamati insieme in una prosa classica e ben strutturata che convince per il ritmo, l’invidiabile scorrevolezza e la tenuta narrativa, non lesina in colpi di scena, caratterizza con precisione gli ambienti e i personaggi e si fondata su diversi livelli e registri. Pone delle domande, su temi sempre validi e interessanti, che sono poi alla base dell’eterna ricerca di un senso alla propria vita che ognuno di fatto almeno in qualche occasione crescendo sperimenta, in merito ai quali la cornice del genere e la miscellanea di antico e moderno, avanti e indietro nel tempo, la diacronia, la lotta fra bene e male e la dicotomia fra sacro e profano consentono di riflettere in maniera meno banale del previsto. Sono altri gli orizzonti in cui si rispecchia lo sguardo dei protagonisti, non picchi frastagliati di rocce sedimentarie, ma la Piana di Giza del 3500 avanti Cristo, la Turchia del 2000, gli Stati Uniti del 2012: qui, tra il Vermont, Portland e la località di Sunsetlake, in cui il destino sembra condurlo per forza di cose, John vive una esistenza nomade, senza radici. È un adolescente che ha bisogno di sentirsi a casa da qualche parte, come tutti gli altri ragazzi della sua età. Ma invece la madre lo trascina dappertutto. Ha bisogno di innamorarsi, di sapere la verità sulla morte del padre, di conoscere la sua storia, andando a ritroso, fino alla notte dei tempi. E quando pian piano i nodi vengono al pettine, com’è inevitabile che sia, niente sarà più come prima. Disconzi racconta tutto questo con intrigante abilità e insolita freschezza.

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