Ginger man

Ginger man
"La Guinness fa bene. Quant'è vero". Dublino, dopoguerra. In una casa a picco sulla baia di Balscaddoon vivono due giovani sposini con la loro bambina piccola: Sebastian e Marion Dangerfield. Lui è americano del Missouri, lei è inglese. Si sono conosciuti a Londra, sotto i bombardamenti tedeschi. Seduta in un bar, lei fumava incurante una sigaretta mentre lui le adocchiava il seno prosperoso. Contro il volere dei suoi genitori e il loro sostanziale boicottaggio economico, Marion ha accettato di sposare quel giovane, ancora studente in Legge senza arte né parte (anche perché è rimasta incinta di lui). Scelta poco felice, perché Sebastian è un perdigiorno alcolizzato che dilapida i pochi soldi della famiglia per correre dietro a tutte le donne possibili, mentre architetta stratagemmi sempre più audaci per ottenere credito nei negozi di alimentari...
Questo classico moderno, pubblicato in Italia in versione pesantemente censurata nel 1959, è stato uno dei titoli di punta della meravigliosa avventura della casa editrice parigina Olympia Press, che ha contribuito in modo decisivo a sdoganare autori considerati ai tempi scomodi, scandalosi, impresentabili e che oggi applaudiamo come titani della letteratura, Henry Miller docet. Onore quindi alla Neri Pozza che ce lo ripropone finalmente in versione integrale, permettendoci di gustare le avventure e le elucubrazioni di una non troppo simpatica canaglia che approfittando del vantaggio concessogli dal suo bel faccino e dalla parlantina sciolta affoga il suo mal de vivre nello scintillio delle bottiglie, tra le gambe delle donne e in una ruggente, cieca violenza coniugale. Insolente e indolente, Ginger man è stato recentemente inserito dal New York Times nella top 10 dei romanzi in lingua inglese.

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