Gioco di potere

Gioco di potere

Fiona è una donna d’affari. Lunghe gambe affusolate spesso nascoste da eleganti tailleur. È a capo di una grande azienda, dedica gran parte del suo tempo al suo lavoro. Sempre ligia al dovere, non dimentica la sua vita privata che cerca di incastrare alla perfezione. La sua vita privata sono Mark e Alyssa, i suoi figli, avuti da una disastrosa vita matrimoniale ormai alle spalle. Poi c’è sua sorella Lillian, ben sopra le righe, completamente il suo opposto. E gli uomini? Non se ne parla. Anche Marshall ha una vita perfetta. Almeno per i tabloid patinati, quelle pieni di storie di successo. Proprio come la sua. Una famiglia impeccabile. Anzi due. Una moglie che lo adora. Anzi due. Due figli. Anzi quattro. Otto anni di doppia vita. Marshall non è mai stato capace di scegliere. E d’altronde: perché farlo? Il suo lavoro va a gonfie vele, sua moglie Liz è la donna perfetta, amorevole, attenta al dettaglio. La migliore donna al fianco di un uomo d’affari. Ashley, l’amante che gli ha dato due figlie, è l’amore, la passione. Tutto è stato perfetto per otto anni. Perché dovrebbe cambiare?

Due punti di vista o due facce della stessa medaglia. In Gioco di potere Danielle Steel ci racconta due storie parallele che in qualche modo, anche solo indirettamente e per un attimo, si sfiorano. Fiona e Marshall sono accumunati dal successo sul lavoro e da una fantastica carriera. Ma è proprio l’approccio a dividerli. Una donna e un uomo che vivono in maniere completamente opposte il lavoro e le relazioni. Un po’ come nei film. Fiona è precisa sul lavoro ma non dimentica il suo essere donna e madre, si lascia andare alle passioni con criterio e intelligenza. Marshall invece è il classico uomo di successo: in balìa degli eventi, pronto a calpestare tutto e tutti pur di scalare la sua piramide. Il romanzo “trasuda” la “penna” femminile. Anche se la Steel non esprime giudizi chiari sulla morale dei suoi protagonisti, li fa esprimere ai personaggi. Principalmente donne. Corpi e storie diverse che sembrano parlare con la stessa voce, lasciando l’universo maschile quasi in un angolo, con l’illusione che il successo, il denaro, le avventure possano durare per sempre.



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