Giordano Bruno torna a casa

Giordano Bruno torna a casa

Montagna di Roccavecchia. Un luogo sporgente, sporgenza dell’essere e sull’essere. Pratella, e un uomo che accoglie, Antonio Maione. Luogo di incontro, di meditazioni profonde, di terapia per l’angoscia di un tempo che schiaccia, gigante, l’affanno quotidiano. Cosa è questo luogo, punto di osservazione di snodi significativi della storia dell’umanità? Sui contrafforti di Roccamonfina, l’esperimento del filosofo Plotino, capostipite del Neoplatonismo: una comunità di persone che si autogestiscono, “meditazione congiunta all’azione motivata”. Rocca della dea Mefitis, dea delle acque e protettrice del territorio sottostante inondato dal fiume Volturno. Luoghi dell’origine dell’uomo, nei quali prendeva vita un concreto attuarsi di vita in comunità, scandita dall’ascolto, dal profondo “insearsi”. Il fiume Lete ora esce all’aperto, ora si inabissa, scende dalla Mater Telluris. Così l’uomo scende nell’oblio necessario alla metanoia, e alla riappropriazione del sé. Non più schiavo, sbrandellato, arruolato, assopito: consapevole “della co-appartenenza alla sostanza, alla vita divina dell’Essere e dell’Uno che in lui si manifesta e si riverbera”. Desiderio di abbracciare la totalità. Giordano Bruno e il suo maestro, Teofilo da Vairano, la cui presenza si connette a questi luoghi, e a un discorso sulla libertà che porta ai Sanniti, che strenuamente combatterono i romani, e li intrappolarono alle Forche Caudine. Sguardo profetico per cogliere l’ulteriorità significativa degli accadimenti storici. Il passaggio aperto della storia permette di accedere alla metastoria, dalla storia particolare a quella universale. L’orizzonte si amplia, si estende, così l’incontro con l’altro, con il luogo, con il dono di ogni cosa che accade. L’essere comunica, e così facendo si dona, riceve apertamente, e grazia su grazia…

Il libro di Giuseppe D’Alessandro ha una prospettiva precisa, grazie alla quale si muove con dinamismo, tappa dopo tappa, intrico e distensione, ombra e bagliore. Testimonia, D’Alessandro, dandosi nelle parole, connettendole, limandole e affiancandole, con ripetuti e incalzanti movimenti. Testimonia ciò che ha visto toccando, che sguardo e cuore hanno impresso sulla sua pelle. Il suo fiume si è introiettato e poi è salito in superficie, raccontando di un incontro fecondo, quello con Antonio Maione e la realtà comunitaria di Pratella, e poi costruendo l’asse portante costituita dal rapporto tra storia e metastoria, tempo ed eterno, ontogenesi e filogenesi. L’esempio è il Vangelo di Giovanni, le cui parole sono il sostegno, la guida, il solco profondo, il seme. Questo è un libro di grande importanza, parole come: sintetizzarsi, squadernare, slatentizzare, sostanzialità della comunicazione che si dà attraverso la provocazione, sbocciano vitali pagina dopo pagina, l’esperienza è autentica, meditazioni che stillano dolore e gioia salvifica, l’emergere dall’angoscia della cronologia, del susseguirsi degli eventi, verso una “chiriologia” dell’istante fondante. Testo impegnativo, densa filosofia in cui davvero trasuda l’affacciarsi su luoghi antichi e immediati, montagne e valli ricoperte di nebbia al mattino, abissi e sporgenze. Il Peccato è la staticità, il tranquillizzarsi, chiudersi al nuovo, all’esodo, alla provocazione e all’incontro, il letterale della lettura, la mancanza di libertà. La sostanza emergente è ragione e fede, è fonte zampillante e fuoco ardente. È invito a esprimersi totalmente, l’ambito creativo: l’uomo si cristifica, in lui il poeta, il pontefice, il profeta.



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