Giorgio Gaber - L'ultimo sileno

Giorgio Gaber - L'ultimo sileno
Nell’estate del 1991, in Versilia, Giorgio Gaber stava allestendo il suo spettacolo teatrale “Storie del Signor G.”, in cui riproponeva testi e monologhi del Teatro Canzone, la forma di arte e intrattenimento di cui era protagonista assoluto da quando, all’inizio degli anni Settanta, all’apice della sua popolarità discografica e televisiva, aveva deciso di esprimere liberamente il proprio pensiero, senza i condizionamenti tipici del mercato musicale, e scegliendo il teatro come mezzo di comunicazione. In quella stessa estate del 1991 c'è l’incontro, per certi versi fortuito, fra Elena Torre e Gaber che per lei era solo “una voce”, il nome di un cantante degli anni ’60-’70 molto apprezzato dalla sua famiglia. La ragazza ha la straordinaria opportunità di assistere all’allestimento dello spettacolo, di conoscere l’artista, l’uomo, la forza del suo pensiero, di creare con lui un rapporto fatto di stima reciproca e profonda amicizia...
Di Gaber si è detto e scritto quasi tutto. Si è parlato di lui come di un saggio dotato del Sacro Dono della Profezia, persino. In realtà era un uomo che sapeva osservare (e vedere) il luogo e il tempo in cui stava vivendo andando oltre le apparenze, senza accontentarsi di restare in superficie. Era un uomo che amava porsi delle domande, porre dei dubbi senza però mai imporre le proprie soluzioni. A sei anni dalla sua scomparsa, Elena Torre compie un’analisi tanto poco “tradizionale”, quanto accurata ed efficace delle “Storie del Signor G”, l’unico spettacolo di cui Giorgio Gaber abbia voluto fare una ripresa ufficiale. L’autrice ci guida in un viaggio che ripercorre tutto lo spettacolo, brano per brano. Ci si sofferma sul testo, sul senso che a volte trascende le parole, sul gesto, sull’espressione, sul perché della scelta di una certa inquadratura o di un certo contrasto fra luce e ombra, sulla differenza fra la visione dello spettatore in teatro e colui che vede la registrazione dello spettacolo. Si analizza la figura del “G” (talvolta novello Arlecchino capace di stravolgere la situazione con giochi di parole), la sua fisicità (in certe posizioni quasi “un Pinocchio cresciuto nel fisico, un grosso burattino che ha dimenticato l’antico progetto di diventare bambino”), la sua doppia natura. Si analizzano le maschere tematiche del “G”: amore, sogno e solitudine. Si getta uno sguardo verso il contesto in cui si inserisce il Teatro Canzone di Gaber (vedi gli “chansonniers” francesi). E soprattutto si parla del rapporto simbiotico fra la musica di Gaber e la scrittura di Sandro Luporini. Gaber-Luporini: un binomio artistico inscindibile, risultato di un incontro fra mondi diversi, diversi percorsi, diversi modi di percepire le cose. Il libro è impreziosito inoltre da materiale fotografico inedito e riproduzioni dell’opera pittorica del maestro Luporini.

 

 

 

 
 
 
 
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