Giorni di fuoco

Giorni di fuoco
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Alle 15:15 del 29 aprile 1992 una giuria assolse gli agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles Theodore Briseno, Timothy Wind e il sergente Stacey Koon dall’accusa di uso eccessivo della forza durante l’arresto di Rodney King, un tassista nero che non si era fermato al loro ordine. La giuria non era inoltre riuscita a raggiungere un verdetto per l’agente Laurence Powell. Più o meno alle ore 17, iniziarono le rivolte. Da quel momento in poi Los Angeles non sarebbe stata più la stessa. Era uno di quegli eventi che avrebbero per forza segnato un prima e un dopo, tipo la nascita di Gesù Cristo. Malcontento, insoddisfazione, violenza, caos: tutto si era riversato per le strade di una città abituata a stare sotto i riflettori, e non sempre per nobili ragioni. Stavolta però era diverso. La gente si era incazzata per davvero e voleva far capire a tutti, istituzioni e sbirri compresi, che l’America è tutt’altro che la città che splende sul monte di reaganiana memoria. Si tratta più che altro di un posto crudele dove la prepotenza non solo non viene punita ma viene addirittura incoraggiata, permettendo a criminali col distintivo di farla franca. L’ira divampò per sei giorni e sei notti, portando in galera oltre diecimila persone e restituendone permanentemente al creatore una sessantina. In realtà la conta delle vittime non tiene conto di tutti quegli altri poveri disgraziati che hanno esalato l’ultimo respiro al di fuori delle zone interessate dalla rivolta. Il primo di questi è un certo Ernesto Vera, che al momento del suo rendez-vous col destino sta tranquillamente passeggiando fra Atlantic e Olanda a Lynwood, South Central...

Questo libro di Ryan Gattis, poliedrico artista che si divide tra letteratura e urban art, è stato unanimemente celebrato dalla critica internazionale, che ne ha apprezzato la verve caustica, schietta e ribelle. Ma in realtà dietro Giorni di fuoco (di gran lunga preferibile il titolo originale All involved!, che in italiano potrebbe essere tradotto come Tutti coinvolti!) c’è anche un lavoro certosino di ricostruzione di fatti, di sensazioni e di umori che la Città degli angeli stava vivendo in quell’interminabile settimana di violenza. L’autore si serve della Rodney King Uprising soprattutto per dare voce a vicende che nella caotica situazione sono passate in secondo piano, come ad esempio i regolamenti di conti tra gang rivali, punto principale di questa infiammata narrazione. Tutto inizia con l’uccisione di Ernesto Vera fratello tranquillo di Ray Vera, noto nell’ambito delle gang di zona come Lil Mosco, un figlio di puttana dal grilletto facile che adora essere temuto e rispettato. Ernesto viene letteralmente massacrato da Joker e dai suoi amici, neanche a dirlo appartenenti a una banda rivale. Sarà l’inizio di una faida violenta che profuma di vendetta, di odio e di irredimibile disperazione. Attorno a questa vicenda ruotano tanti personaggi che sembrano usciti ora da un romanzo di Welsh (il tossicodipendente Antonio Delgado detto Lil Creeper) ora da un film di Tarantino (la bella e vendicativa Payasa), mentre la normalità risulta essere la prima vittima di questa lotta senza quartiere, perpetrata con la certezza dell’impunità, vista l’impossibilità della polizia di occuparsi simultaneamente della rivolta e degli scontri fra bande. Se Bret Easton Ellis ci ha mostrato il lato più patinato e glamour di L.A., James Ellroy il lato più ambiguo e oscuro, Ryan Gattis fornisce un affresco (ma sarebbe più opportuno dire un murales) di tensioni sociali, razziali e culturali mai sopite che tra le pagine dell’opera esplodono in maniera dinamitarda e feroce. Da leggere rigorosamente con i Rage Against the Machine in sottofondo.



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