Giorno dei morti

Giorno dei morti
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Prima di bere lo champagne erano in sette al ristorante, dopo solo in sei: Rosemary Barton aveva portato il calice alla bocca, si era accasciata sulla sedia con la testa all’indietro ed era morta. Il medico aveva decretato che si trattava di suicidio e di “depressione causata da una forte influenza”, una motivazione forse un po’ debole, ma c’era del cianuro nella sua borsetta – lo stesso tipo trovato nel bicchiere – e questo aveva convinto tutti. Tuttavia, qualche tempo dopo George Barton aveva ricevuto due lettere anonime di poche righe ciascuna: “Tua moglie è stata assassinata”. Ma chi poteva esser stato? A dir il vero, ognuno dei commensali aveva una ragione per desiderare la morte di Rosemary: Iris Marie aspettava un’ingente somma di denaro in eredità, la segretaria Ruth aveva sempre voluto George tutto per sé, sia l’americano Anthony Browne che l’inglese Stephen Farraday erano attratti da Rosemary e forse uno dei due era diventato il suo amante e magari s’era già stufato d’averla tra i piedi. E chissà se Lady Sandra Farraday sospettava qualcosa e voleva mettere a tacere i pettegolezzi per sempre? George ha un’idea: organizzerà una cena per il diciottesimo compleanno di Iris nello stesso ristorante e inviterà le stesse persone. Metterà anche una sedia in più, in attesa che arrivi la sorpresa...

Pubblicato per la prima volta nel 1945, Giorno dei morti è una versione ampliata del racconto L’enigma dell’iris giallo (1937). Mentre nella versione più breve l’investigatore è il noto Hercule Poirot, ad occuparsi delle indagini nel romanzo c’è il Colonello Johnny Race – già apparso in altri tre romanzi di Agatha Christie, tra i quali Poirot sul Nilo. Classico giallo à la Christie – ben congegnato, con personaggi ambigui (nessuno escluso) e alla stesso tempo a tutto tondo, Giorno dei morti consta anche di alcuni notevoli passaggi in cui, con sapiente ironia, Christie si prende gioco del genere letterario di cui è maestra da quasi cent’anni. Ad un certo punto Anthony dice ad Iris: “No, non fare come le protagoniste di certi romanzi gialli che fin dal primo capitolo hanno qualcosa che non possono confidare al protagonista per il semplice motivo che la narrazione non potrebbe reggersi per le successive trecento pagine”. Il fatto è che Giorno dei morti non è come “certi romanzi gialli”, ma è scrittura e invenzione di qualità, una di quelle rare letture che si fa fatica a interrompere finché non si arriva alla soluzione finale. Ne esistono anche due adattamenti televisivi, uno del 1983 fedele all’originale e uno più recente nel quale la storia è spostata ai giorni nostri e l’intreccio si basa solo leggermente sul romanzo.



 

 

 

 
 
 
 

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