Giovanni Battista Montini e lo scautismo

Giovanni Battista Montini il papa. Il beato. Il nunzio apostolico a Varsavia. L’arcivescovo di Milano. È così che la stragrande maggioranza delle persone ricorda Paolo VI. Pochi probabilmente hanno memoria di lui come del “pretino che non prende mai le ferie”, lavoratore instancabile a tempo pieno; o come colui che, nel 1952, appoggiò Alcide De Gasperi, inviso al Vaticano. E a nessuno verrà a mente la sua ferma determinazione nel porre al centro dell’attività pastorale l’educazione dei giovani, a trecentosessanta gradi, in tutte le forme vecchie e nuove, soprattutto se improntate allo stare insieme tipico delle associazioni e alla vita in mezzo alla natura e al mondo, come lo scoutismo…
Bel libro questo di Paola Dal Toso - docente di Pedagogia - che affronta il rapporto tra papa Montini e lo scoutismo nei tanti anni e nelle tante forme della sua vita sacerdotale. Il lato storico della ricostruzione, effettuata attraverso i documenti (tra i quali spicca la corrispondenza), cui abbina la riflessione sulle motivazioni, sui valori, sulle circostanze di una predilezione che Montini ha espresso sovente e volentieri (come ad esempio nel discorso agli assistenti lombardi dell’ASCI - Associazione Scout Cattolici Italiani - del febbraio 1957) in favore di un’educazione giovanile naturale, religiosa, umana. Libro completo e ben scritto, interessante non solo per chi sia legato affettivamente a questo papa o allo scoutismo, ma anche a chi rivolga il suo interesse agli studi sull’associazionismo e il movimentismo. Una sola piccola questione - annosa, è vero, mai appianata: - si dovrebbe scrivere “scoutismo” (come suggerirebbe la parola “scout” da cui deriva) o “scautismo” (come lo stesso Montini scriveva, con una certa incoerenza)? Stampato con il contributo dell’Università di Verona.

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