Giudici di frontiera

Giudici di frontiera
Chi sono i giudici di frontiera che combattono in difesa della legalità nel territorio della provincia di Caltanisetta, storicamente depresso e condizionato dal controllo della mafia? Giovanbattista Tona, consigliere della locale Corte di Appello, ma nato e cresciuto nel feudo mafioso di Milena e allievo spirituale di don Pino Puglisi; Sergio Lari, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanisetta, già in prima linea nelle procure di Trapani e Palermo, nonché amico personale di Falcone e Borsellino; i sostituti procuratori Antonino Patti - protagonista di memorabili inchieste volte a far luce sulle vicende legate alla sanguinosa guerra a Gela tra il 1987 e il 1991 – e Onelio Dodero, calato per sua volontà dal Piemonte per mettere a disposizione l’esperienza maturata per lunghi anni a fronteggiare le infiltrazioni della ‘ndrangheta e della mafia catanese; i procuratori aggiunti Domenico Gozzo - condannato a vivere blindato da vent’anni per il coraggio con cui conduce le indagini, tra cui quelle sulle stragi del ’92-’93 - e Ottavio Sferlazza, oggi a Reggio Calabria, ma per un quarto di secolo in forza alla Procura di Caltanisetta dove ha presieduto alcuni tra i processi più noti nella storia della lotta alla mafia…         
Roberto Mistretta - autore dei due romanzi noir Il canto dell’upupa e Il diadema di pietra, nonché di un radiodramma in lingua tedesca ispirato alla cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano – esce ora in libreria con una preziosa raccolta di interviste rivolte a magistrati impegnati in prima linea per contrastare la mafia del Nisseno. Accostarsi a questo volume significa per il lettore entrare in diretto contatto con la mirabile vicenda professionale e il sorprendente risvolto umano di coloro che rappresentano l’estremo baluardo della legalità, in un ambiente in cui il senso dello Stato stenta ancora oggi ad affermarsi. Stimolati dalle domande di Mistretta, la loro voce scorre tra le pagine e prende forma l’immagine di uomini che tollerano stoicamente pesanti condizionamenti e fastidiose limitazioni imposte alla loro conduzione esistenziale per salvaguardarne l’incolumità. Uomini alle prese con sofferti dilemmi esistenziali, ma che pure riescono a far divenire consuetudini situazioni che usualmente non lo sono. Uomini che convivono coraggiosamente con la spiacevole sensazione di sentirsi isolati dallo Stato e braccati dai killer della mafia. Ma che non arretrano di un centimetro dinanzi alle intimidazioni, pur nella tormentata consapevolezza di essere causa di apprensione e disagio per il proprio nucleo famigliare.  

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