Giuliano

Giuliano
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Salito al trono nel 360 dopo Cristo, all'età di 28 anni, Giuliano regnò sull'Impero romano solo per tre anni, prima di cadere ucciso a tradimento in un agguato durante una spedizione militare in Persia che guidava di persona. Filosofo e studioso appassionato di ogni forma di ellenismo, Giuliano tentò di stroncare sul nascere la crescente influenza dei cristiani nell'Impero, eliminando tutti i privilegi che il suo predecessore Costanzo aveva accordato ai seguaci della nuova religione e dando vita ad una pressante campagna per la ricostruzione dei templi pagani in disuso e per la rinascita dei Culti misterici. Il romanzo narra la sua vita, dall'infanzia in esilio all'ascesa al trono fino alla prematura morte, e il suo sogno impossibile di fermare le lancette del tempo...

337 d.C. Alla morte di Costantino, l'impero romano precipita nel caos. L'immenso territorio è diviso in tre zone, assegnate ai tre figli del defunto imperatore: Costante, Costantino e Costanzo. Dopo terribili lotte fratricide, sale al trono Costanzo, che inizia un sistematico sterminio degli altri parenti di Costantino che in qualche modo possono minacciare la sua autorità. I suoi piccoli cugini Giuliano e Gallo vengono risparmiati solo per la loro giovane età, ma vengono mandati in esilio a Nicomedia. Dopo molti anni passati a studiare e a temere un ripensamento di Costanzo, che avrebbe significato morte immediata, Gallo viene nominato a sorpresa Cesare, e dopo aver dato prova di eccezionale crudeltà e ambizione in Oriente, messo a morte. Inaspettatamente a questo punto Costanzo designa Cesare proprio Giuliano (decisiva l'intercessione dell'Imperatrice Eusebia, segretamente innamorata di Giuliano) e lo invia in Gallia a domare una sanguinosa rivolta. Dopo una vittoriosa campagna militare, Giuliano - appoggiato dalle legioni - rivendica per sé il trono e si prepara alla guerra civile, ma Costanzo muore prima dello scontro. Giuliano si ritrova sul trono del mondo a neanche trent'anni. Da sempre è vissuto nell'amore per l'ellenismo, la cultura classica, i miti greci, la religione dei suoi antenati, la nostalgia per i vecchi dei, il fascino per i culti iniziatici. Da sempre ha covato in segreto (Costanzo era un fervido cristiano) una grande avversione per coloro che definisce "i galilei", i seguaci di Gesù Cristo, eternamente invischiati in dispute teologiche quasi incomprensibili che risolvevano a colpi di repressioni, morte, ricatti. Il passo è breve: una volta raggiunto il potere assoluto, Giuliano inizia sistematicamente a penalizzare le potenti gerarchie cristiane e a promulgare leggi che favoriscano la libertà religiosa e il politeismo. Mentre conduce questa battaglia, si circonda di maghi, aruspici, asceti, oracoli, e ne diviene in parte vittima. Sulle orme di Alessandro Magno, si imbarca in una pericolosa campagna militare in Persia, che comunque conduce con grande valore e capacità strategica, andando di vittoria in vittoria, fino a che una lancia scagliata molto probabilmente da un soldato romano di religione cristiana, pedina di un complotto, lo colpisce alle spalle e lo uccide. Se è non è un eroe romantico Giuliano l'Apostata, non esistono eroi romantici: la sua vita è consacrata in tutto e per tutto all'ideale dell'ellenismo, alla speranza purtroppo folle ed anacronistica di restaurare la cultura, il modo di pensare, il modo di vivere e di fare politica proprio del bel tempo che fu, del mondo greco-romano classico. Gore Vidal lo salva dall'oblio nel quale lo scarso interesse del grande pubblico per il periodo del declino dell'Impero romano e la storiografia cristiana lo avevano relegato, e lo rende un simbolo, la personificazione di un'ideale, di un rimpianto. Lo scrittore americano, da sempre bandiera della cultura liberal e libertaria a stelle e strisce, colora questa figura e questa impresa di tutta una serie di tesi e punti di vista tipici del pensiero laico, forzando forse un po' la mano, ma dando vita ad una figura commovente, complessa, affascinante, e infine tragica, quando la breve ma intensa parabola della sua vita volge al termine. Un romanzo avvincente, colto, raffinato, emozionante e così pieno di impegno civile, rabbia e ironia da diventare un must anche per chi abbraccia senza remore la religione cristiana.

 

 

 

 
 
 
 
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