Gladiatori

Gladiatori

Non è affatto impresa semplice reperire otto uomini da un quintale e che seppur gravati da una tale mole siano in grado di combattere con grazia su un ring. Il K1, dove K sta per kickboxing, è un campionato per atleti sopra i cento chili, nato in Giappone e diffusosi poi nel resto del mondo. Quello più importante, però, è rimasto quello del Tokyo Dome, dove anche a livello visivo lo spettacolo è il più memorabile. Ci puoi trovare Tito Ortiz, Tank Abbott detto “il carrarmato” e il mastodontico Bob Sapp, ex giocatore di football americano. Vengono da ogni parte del mondo, soprattutto dall’Est Europa, e le guerre che causano milioni di profughi ne portano a decine… Gli americani sono i romani della modernità, per questo loro insano gusto verso la lotta. E come i romani copiavano da qualcun altro, anche gli americani non hanno inventato nulla. Hanno preso la lotta chiamata valetudo nata nel povero Brasile e l’hanno dotata di una patina glam. Ed eccoci ai cagefights, i combattimenti in gabbia, la nuova frontiera della spettacolarizzazione della violenza… Bret Hart, la cui storia è raccontata nel film Wrestling with shadows, è una star del wrestling destinata dal sistema a una fine ingloriosa. Chi segue questo presunto sport non ci sta, non vuole sentir dire che gli incontri sono truccati: il wrestling è arte, non è fasullo, è solo predeterminato, e dato per immutabile il finale per il resto c’è totale libertà d’improvvisazione. Alla fine vince chi emoziona, non il migliore. Questa è la regola dello show…

Con Gladiatori l’autore napoletano Antonio Franchini ‒ voce fra le più significative della letteratura italiana contemporanea ‒ scrive molte cose contemporaneamente, e quasi tutte alla grande: saggio, romanzo, reportage, raccolta di interviste. Il libro, realizzato in un periodo di diversi anni rimaneggiando materiale apparso in precedenza su diverse riviste e corredato dalle foto di Piero Pompili, contiene talmente tante storie che risulta praticamente impossibile riassumere la trama senza tralasciare alcuni aspetti. È un flusso continuo, una discesa nel sottobosco della lotta. Tutto il libro manca di unitarietà, ha natura quasi bozzettistica, come se fossero appunti sparsi di un itinerario in una realtà “altra”, come se si trattasse di istantanee più che di un racconto. La voce di Franchini è stentorea soprattutto nei primi capitoli, poi si affievolisce via via e lascia spazio ai gladiatori e ai loro pensieri, al loro denudarsi davanti alla macchina fotografica di Pompili e davanti alla penna dello scrittore. La domanda che non ci si può non porre è: che differenza passa tra chi oggi si affronta su un ring e i gladiatori che secoli e secoli fa bagnavano col sangue la sabbia dell’arena? Perché i grandi letterati e i palati fini dell’Antica Roma sembrano citare poco queste rappresentazioni, mentre al giorno d’oggi si glorificano incontri pugilistici molto meno epici? La spiegazione è semplice: noi forse ne abbiamo bisogno, mentre all’epoca il vilis sanguis scorreva copioso in ogni contesto della vita pubblica, basti pensare alle congiure e alle trame di palazzo che coinvolgevano imperatori e nobili.

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