Gli aerei della tortura

Gli aerei della tortura
Tutto comincia con l’attività di alcuni planespotters americani: persone con lo strano passatempo di osservare gli aerei e le loro traiettorie, che annotano i numeri di matricola dei velivoli, scattano fotografie dei più interessanti e condividono le informazioni con altri appassionati caricando i dati degli aerei avvistati su siti internet come airliners.net o planespotters.net. È seguendo la scia di questi dati, incrociati con certi registri ed elenchi come per esempio il CALP (Civil Air Landing Permits che riporta i nomi delle compagnie aeree civili autorizzate ad atterrare nelle installazioni militari), che alcuni giornalisti hanno scoperto quanto stava avvenendo da anni sugli aeroporti e sui cieli di tutto il mondo. A partire dalla metà degli anni Ottanta funzionari e uomini della CIA hanno prelevato centinaia di sospetti terroristi dai luoghi in cui si trovavano, hanno trasportato loro in aereo verso prigioni segrete, “siti neri”, in Afghanistan, in Egitto, in Polonia e in altri paesi, per torturarli come non sarebbe stato possibile negli Stati Uniti, prima di ucciderli o rilasciarli senza un motivo né un’accusa formale. Si tratta di uomini incappucciati, picchiati a sangue, appesi ai muri, lasciati nudi al freddo, al buio, senza cibo né acqua, seviziati con l’ascolto continuo di musica e costretti a non dormire. La CIA ha controllato compagnie aeree più o meno da quando esiste, prima direttamente e poi (dopo lo smantellamento della sua flotta in seguito a inchieste governative degli anni Settanta in cui era stata accusata di molte attività illegali) mettendo in piedi società fittizie che però hanno acquistato aerei veri, spesso assai evoluti sul piano tecnologico, sempre a spese dei contribuenti americani. I diversi presidenti, cominciando da Ronald Reagan, passando per l’ex capo della CIA George H.W. Bush e per Bill Clinton, fino all’attuale Bush jr. che pochi giorni dopo l’11 settembre ha conferito alla CIA poteri speciali nell’ambito della più vasta azione antiterrorista, sapevano quanto avveniva sia negli aerei, sia nei siti neri dei quali hanno autorizzato la costruzione. E lo stesso discorso vale per i servizi di intelligence dei Paesi nei quali i presunti terroristi sono stati catturati o nei cui aeroporti hanno fatto scalo, Paesi che un’inchiesta istituita dal Consiglio d’Europa nel 2006 – i primi articoli sugli “aerei della tortura” sono stati pubblicati sul Washington Post nel 2002 – ha rivelato essere anche la Gran Bretagna, la Germania, l’Irlanda, Malta, Spagna, Svezia, Grecia, Estonia, Repubblica Ceca, Svizzera, Polonia, Portogallo, Romania e Italia (caso Abu Omar), per limitare l’elenco ai soli europei.

I due autori di questo libro, un giornalista investigativo e un geografo militare, ricostruiscono per la prima volta in forma sistematica il programma di Extraordinary Rendition (consegna speciale) della CIA, partendo dalle “società di carta” della CIA e dai planespotter, per arrivare fino alla famigerata prigione afgana chiamata Miniera di Sale e all’intervista di alcuni ex detenuti. Ci vorrà del tempo prima che si possa scrivere una storia ordinata di queste vicende, con la pubblicazione di molti documenti ora segreti. Nel frattempo va considerato che il programma continua, visto che sono stati cambiati i numeri di matricola di certi aerei e i nomi delle società fittizie che li controllano.

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