Gli alberi musicanti

Gli alberi musicanti
Haiti, anni quaranta. Il governo americano, appoggiato da quello locale, espropria i terreni dei contadini del luogo mentre il clero cattolico, fiancheggiato da entrambi i governi, dà battaglia alla religione vudù. Il popolo, martoriato e sofferente, è logorato dall’inquietudine. Qui, in quest’isola abitata da un malcontento crescente e prosciugata delle sue ricchezze e delle sue tradizioni, vivono i fratelli Diogène, Edgar e Carl Osmin. Di origine haitiana e orfani di padre, i tre, grazie ad una madre battagliera e infaticabile, sono riusciti a ritagliarsi un piccolo posto al sole nel buio della comunità locale: Diogène è un sacerdote cattolico, Edgar è un tenente delle Guardie del Presidente mentre Carl è un artista che si gode la vita. All’apparenza soddisfatti, i tre fratelli sono in realtà tormentati da un’incalzante indecisione: da un lato vorrebbero continuare ad appoggiare il regime statunitense, dall’altro invece se ne allontanerebbero di buon grado per riavvicinarsi alla cultura e alle tradizioni della loro Terra natia, e cioè a quelle credenze ancestrali perseguitate dallo stesso regime che essi continuano ad ossequiare. Corrosi da questo intimo tumulto, quando lo scontro tra popolo, Stato e clero diventerà irreparabile, Diogène, Edgar e Carl si troveranno con le spalle al muro e le scelte a cui saranno chiamati si dimostreranno difficilissime e definitive…
Jacques Stephen Alexis - medico, scrittore e attivista politico - nacque nel 1922 ad Haiti in una famiglia borghese e morì assassinato, nel 1961, nella stessa Haiti, all’interno delle “segrete dei Tontons Macoutes”. Alexis fu imprigionato e ucciso per aver amato la sua Terra, per aver appoggiato “la causa del popolo” e per essersi opposto “agli eccessi, alle crudeltà, alla corruzione e al totalitarismo del governo” di quegli anni; perseguitato e torturato a causa dei suoi ideali, il Nostro si immolò per la sua amata patria come se essa fosse stata la sua sposa innamorata ed Egli il suo sposo devoto, e Gli alberi musicanti è una corposa manifestazione di quest’amore: un intenso romanzo (i protagonisti sono figli della fantasia di Alexis) gravido della tribolata storia di Haiti (gli episodi storici sono reali), un inno risoluto alla difficile, ma ardente vita politica, religiosa e sociale di questa sfortunata terra. La fierezza dei contadini autoctoni, il capitalismo soffocante dei colonizzatori, i riti vudù, le processioni cattoliche, la lotta degli indigeni per la tutela delle proprie tradizioni, le vite spezzate di esseri umani stritolati dai propri ideali e il duello continuo tra vita e morte, tra bene e male, e tra tradizioni e modernità esplodono con forza e visceralità in un libro che si fa profano tabernacolo dell’anima trina di Alexis. Ne Gli alberi musicanti infatti c’è lo spirito dell’uomo haitiano che ricorda e rappresenta la terra dei Laos con descrizioni che sanno mozzare il fiato perché vivono di dettagli massimi per intensità ed esaustività; c’è l’ingegno del romanziere che si dimostra egregio quando inventa e presenta, come fossero in carne e ossa, i protagonisti del racconto; e infine c’è la personalità dell’attivista politico che, nell’esporre i reali fatti storici, si aggrappa con forza ad una dignità radicata e alta. Jacques Stephen Alexis, scrivendo della sua Haiti e per la sua Haiti, si è reso padre di una storia avvolgente e vigorosa, novellata con fitto dire e custodita in un libro vivo e meritevole di essere letto. 

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