Gli amori infelici non finiscono mai

Gli amori infelici non finiscono mai
L’uomo senza volto è affetto da una rara malattia: la prosopagnosia, un problema neurologico che impedisce di riconoscere i volti (compreso il proprio) delle persone. Dopo l’incidente che lo ha reso prosopagnosico, l’uomo ha visto la sua esistenza cambiare radicalmente. Il suo matrimonio è finito, ora abita da solo aiutato da un’efficiente governante straniera e si guadagna da vivere dando lezioni private a giovani studenti. Le piccole azioni quotidiane come fare la spesa o prendere l’ascensore, diventano per lui fonte di stress e difficoltà, eppure non rinuncia a un suo piccolo ma potente atto d’amore verso l’unica donna che ha veramente amato, la scrittrice Gisella Montàr. Così ogni pomeriggio l’uomo si reca davanti alla libreria Alice nel paese delle meraviglie a vendere le copie del romanzo d’esordio di Gisella. Intanto Eszter, precaria dell’editoria, si dà da fare per sbarcare il lunario e tutti i giorni sale sull’autobus numero 60, dove incontra l’umanità più bizzarra e – mentre osserva con lo sguardo della scrittrice la Donna Silenzio, Signora Impertinenza, o l’Uomo del Suicidio –  ripensa a Lajos, chef sopraffino e amante della letteratura con cui ha vissuto una profonda storia d’amore...
Come ogni buon romanzo riuscito, anche in questo i personaggi si fanno strada fra le pagine senza preoccuparsi di blandire o rassicurare il lettore. Semplicemente arrivano, col loro carico di vita e quel po’ di dolore che ammanta di sana malinconia il passato di tutti, e si mettono a raccontare com’è giusto che i protagonisti di un romanzo facciano. Tra l’altro, questi, paiono usciti magicamente da altri libri e altre storie, visto che Eszter e Lajos sono i protagonisti (anche) di un romanzo di Sándor Márai, ma Isabella Borghese ha l’abilità di trasformarli in personaggi del tutto autonomi e nuovi, estremamente ricchi di sfaccettature, tanto che il lettore sarà piacevolmente sorpreso, quando – sul finire del romanzo – si troverà a ricomporre i pezzi che l’autrice ha sapientemente disseminato nei capitoli precedenti. Una storia molto riuscita e una scrittura evocativa, dalla quale emerge soprattutto l’amore per i libri. Perché è grazie alla letteratura, sembra dirci l’autrice, che – quando tutto pare dissolversi – possiamo mantenere vive le nostre emozioni. Perfino i ricordi dei nostri amori infelici, prendendoci così il doloroso piacere di farli durare per sempre.

 

 

 

 
 
 
 
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