Gli angeli di Lucifero

Gli angeli di Lucifero
La tomba del marchese Ludovico Acerbi, conosciuto nella Milano seicentesca come il "diavolo di Porta Romana" per i coinvolgimenti in numerose esecuzioni di presunte streghe e untori, e più in generale per i modi glaciali e le abitudini sopra le righe, viene profanata in una torrida notte d'estate. Al commissario Bruno Ardigò è affidato il caso, probabilmente un ignorabile atto vandalico. E se così non fosse? I primi dubbi arrivano quando le vittime di alcuni efferati omicidi, apparentemente seriali e firmati dal medesimo lascito (una rielaborazione de La pala dei tre Arcangeli di Mario d'Oggiono che ne sconvolge il senso), si scoprono essere, grazie al contributo di Federico Malerba, ex compagno di studi del poliziotto e ora cronista de La voce lombarda, discendenti di antiche casate inimicatesi l'Acerbi. I due uomini, agli antipodi caratterialmente (uno spigliato e caparbio tanto quanto l'altro riflessivo e razionale) e professionalmente, tentano di dipanare un mistero forse insolvibile: la pista della vendetta sovrannaturale, tra sette sataniche e l'imponente ombra della Milano esoterica, sembra la più praticabile. Ma le vie del Signore (del male), si sa, sono infinite...
Già giornalista (dalle pagine de "Il Giorno" a quelle de "La Padania"), ora scrittore, Fabrizio Carcano supera la prova d'esordio con più di qualche riserva. L'impianto narrativo e la costruzione della vicenda sono ben pensati, ma le modalità di presentazione – e quindi di racconto – dello svolgimento appesantiscono il tutto, forse inutilemente. Il saper descrivere ambientazioni, atmosfere, persino vie o monumenti è dote senza dubbio spiccata in Carcano, tuttavia annacquata dall'insistente volontà di rendere la lettura immersiva, proposito che, invece, allontana il lettore a causa di una prosa in alcuni passaggi fin troppo verbosa, in altri inspigabilmente prevedibile. Traspare, indubbiamente, un grande attaccamento per la città di Milano, soprattutto per le sue fattezze nascoste, per le espressioni rubate, sguardi architettonici che solo un bravo amante può e sa notare, addirittura oltre le barriere del Tempo. In questo l'autore non si risparmia, decretando il maggior pregio e allo stesso tempo il peggior difetto della sua scrittura: confonde saltuariamente i sui amori con quelli del lettore. Nonostante i dettami dei generi (ne Gli angeli di Lucifero, infatti, si mescolano thriller, poliziesco e un pizzico di patina "Dan Brown" che non fa mai male) siano rispettati e anche rielaborati con cognizione di causa, il romanzo, pur interessante, stenta a coinvolgere e affascinare come avrebbe potuto, forse per un problema di ritmo, interrotto qua e là dalla descrizione di turno o rallentato dalle vicende personal-sentimentali  dei personaggi. I due protagonisti, per contro, funzionano e non poco: ad ognuno la sua parte di storia da raccontare (l'indagine per uno, il passato per l'altro), risultano narrativamente efficaci più in sinergia che individualmente. Peccato, per un romanzo che, più snello e/o più coraggioso, avrebbe potuto essere una buona risposta, tutta nord-italiana, ai bestseller d'oltreoceano inseguiti con affanno. 

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