Gli angeli di Mons

Gli angeli di Mons
1914. A Mons una compagnia britannica sta per essere schiacciata dal fuoco nemico. Mentre le trincee si riempiono di morti, un soldato ricorda l’antico motto “Che San Giorgio sia al fianco degli inglesi”. Ed ecco che da lontano compare un corteo di forme luminose. Sembrano tendere l’arco e un nugolo di frecce si abbatte sulle truppe tedesche, sterminandole... Con un urlo che lacera la notte il sergente Karl Heinz cade al suolo fulminato, allertando gli inglesi dell’imminente attacco prussiano. Ma perché ha gridato? Nel diario trovato sul suo cadavere, Heinz dice di essere perseguitato da una visione e dal rintocco di una campana che gli rimbomba nella testa. Gli strani fenomeni erano iniziati dopo che in un piccolo comune francese lui e i suoi compagni avevano massacrato il prete e i bambini in processione, crocifiggendo un piccino al portone della chiesa. Col passare dei giorni le immagini erano diventate più nitide e Heinz poteva distinguere il sacerdote, che aveva fra le mani un oggetto avvolto di nebbia. L’orrore che ha visto quando la bruma è svanita si può solo immaginare...
La vicenda degli Angeli di Mons che Arthur Machen narra nel racconto Gli Arcieri è una delle più famose leggende della Grande Guerra. Il fatto d’armi è autentico: il 26 agosto 1914 le possenti forze germaniche non riuscirono ad annientare l’esercito britannico, inferiore per uomini e mezzi. L’intervento miracoloso è invece frutto della fantasia di Machen, che pubblicò questa storia sul periodico londinese “Evening News”. Il successo fu tale, e il bisogno di consolazione in quei momenti bui era tanto, che la sua versione fu presa per buona, al punto che chi osava smentirla veniva considerato antipatriottico, come sottolinea Romolo Giovanni Capuano nella postfazione. Una manciata di altre novelle ai confini con il soprannaturale completa la raccolta di questo autore gallese, capace di trasformare l’immaginifico in vero. Un grande talento letterario unito al potere della parola scritta (e pubblicata) che riesce a dare all’invenzione il valore di realtà. Confermando una volta di più l’ambigua influenza dei media sulla persuasione collettiva.

 

 

 

 
 
 
 
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