Gli annientatori

Gli annientatori

Giulio Maspero è uno scrittore. In questo momento arranca un po’, ma è sicuro che l’idea che ha in mente sia quella giusta. Ha avuto un’infanzia difficile, era un bambino grasso, da cui un “gentile” soprannome che sotto sotto ancora gli brucia. Bullizzato e con dei genitori assenti quando non ostili. Unico appoggio il nonno, che nel garage di casa ha costruito una palestra in cui il ragazzino ha cominciato a smaltire il grasso e a capire cosa vuole. Scrivere e diciamo dedicarsi al gentil sesso; la seconda cosa gli è riuscita alla grande, la prima non ancora del tutto ma l’importante è non demordere e lui infatti non lo fa. Nonostante il padre che lo martella con presunte battute di spirito sulla sua popolarità, nonostante le altalenanti sorti dei suoi lavori – discretamente famoso è diventato solo uno dei suoi romanzi – nonostante tutto, Giulio vuole vivere di scrittura. Fra una convivenza finita (il cui fallimento è stato attribuito alla casa, che avrebbe “assorbito” le liti degli inquilini precedenti) e una decisamente di comodo in cui però non si trova affatto male, Giulio continua a scrivere e a tenere corsi di scrittura, quasi incredulo di essere pagato per fare qualcosa che non considera un lavoro ma anzi una cosa che gli piace e lo gratifica molto. Tutto bene, sembra. In fin dei conti sta scrivendo quello che, sente, sarà il romanzo della svolta, ha le sue storielle ma riesce a gestirle. Il diavolo però, ci mette lo zampino, lo fa sempre, e causa un sms compromettente, Giulio si trova sbattuto fuori di casa e realizza che senza le entrate della compagna, la sua situazione non è esattamente rosea…

Quarantasette anni che non gli daresti mai, bolognese come un tortellino, al suo attivo ha oltre ad una decina di romanzi un numero enorme di racconti e sceneggiature di graphic novel. È chitarrista degli Street legal, una tribute band di Dylan, nonché conduttore radiofonico e docente di scrittura creativa. È spaventosamente tifoso del Bologna e per seguirlo sfida perfino il freddo più crudo (cosa che in altri casi teme quasi patologicamente). Ce n’è d’avanzo per definirlo qualcosa più di un personaggio poliedrico e questa ecletticità la si trova in ognuno dei suoi lavori letterari. Ogni romanzo di Morozzi è una sorpresa, un po’ come accade con Stephen King. Non ci sono personaggi fissi, qualche volta spunta il soprannaturale qui e là ‒ o almeno sembra e poi ti accorgi che è solo capace di scandagliare abissi che gli scrittori di noir se li sognano di notte. Non è inquadrabile in un genere soltanto il Morozzi, e a parer mio, passare da un genere all’altro riuscendo egregiamente in tutti è cosa per pochi. Claustrofobica nonsense allucinante terrorizzante ma anche comica e surreale: la scrittura del bolognese nel suo complesso la definirei così, non dimenticando la pulizia e la precisione. Ha un legame fortissimo con la sua città che fa sempre da sfondo e in qualche modo è come le sue storie: accogliente, deliziosa, piena di vita e divertimento, ma con angoli e svolte che se nella realtà ti fanno sbucare in vicoli e piazzette sorprendenti, negli scritti ti precipitano in un mondo sconosciuto e parallelo.



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