Gli appartati

Gli appartati
Quattro personaggi in fuga dalle proprie vite e dalle proprie responsabilità incrociano i loro destini a nord di Buenos Aires, dove il fiume Paraná sfocia nell’Oceano Atlantico. Stavros Kasteli, comandante di un cargo greco malandato arrivato ormai agli ultimi nodi di vita, allontanatosi quasi volontariamente da una famiglia che non intende più aspettare i suoi ritorni dal mare; la signora Valencia, benestante vedova assillata dal ricordo di un marito defunto che ritorna sovente a tormentarla, creando crepe sul soffitto della sua villa; il vecchio e sciancato César Pizarro de la Sierra, incaricato dalla vedova di liberare la sua casa dallo spirito inquieto del marito; Sofia Gallucci, quarantenne triste e disillusa in fuga da un marito sbagliato e che si consola bevendo Chablis dalla mattina alla sera. Ogni personaggio porta sulle proprie spalle un bagaglio scomodo e pesante, un fardello di rimorsi e rimpianti, seguendo un percorso che non ha un futuro né certo né speranzoso. In mezzo a loro, come un candelotto di dinamite dalla miccia troppo corta, irrompe Titano, taglieggiatore senza scrupoli, assoldato da un’organizzazione criminale che vuole trasformare il delta del fiume in un futuristico parco giochi. Ognuno ci cozza contro a proprio modo. Chi come César costretto a ripagare un debito contratto e chi come il comandante Stavros incappandoci per caso, avendo deciso di arenare il cargo ormai agli ultimi sbuffi proprio sul delta del Tigre, laddove dovrà sorgere l’enorme parco giochi. Le minacce e i maltrattamenti del Titano e della sua banda comprendono tutti e tutti subiscono e mal sopportano il suo atteggiamento, fino a reagire provocando la sua ira. Inizia così una fuga verso la Patagonia, attraversando paesaggi che sembrano non avere una fine e nemmeno un inizio: lunghe distanze per lunghe agonie. Eppure la fuga questa volta sa di vendetta, col vecchio trucco del correre fingendosi in fuga, per arrivare fino alle porte dello Stretto di Magellano, dove le rispettive imboscate avranno inizio…
La comune caratteristica dei quattro protagonisti del libro è il volontario esilio da qualcuno o qualche cosa, scegliendo d’appartarsi in un altro luogo, cercando altre atmosfere e altri stimoli. Allontanandosi dalla propria vita ci si allontana così anche dalle seccature, questo è un dato di fatto, diventando distanti e nascosti, venendo considerati dei dispersi. L’albero maestro della storia dunque è la scelta di fuggire, egoistica e autarchica, che però non sempre ripaga. Il lato oscuro della faccenda, l’altra faccia della medaglia, è il senso eterno di precarietà, il rimorso e il rimpianto per una scelta fatta e che non risolve la situazione. I ricordi sono brutte bestie, assillano e affliggono, così come gli affetti abbandonati perché non corrisposti. Nemmeno quando si tratta di un figlio che sbadiglia mentre gli parli, che invia messaggi senza sollevare lo sguardo e che comincia a respirare solo quando ti volta le spalle. La storia avanza prima in modo cacofonico, in un concerto a più voci dove ognuno canta la propria partitura, per poi diventare narrazione corale quando i quattro scelgono di controbattere alle angherie di Titano restando uniti fino all’esplosione finale, momento in cui le ultime pagine decretano per ciascuno una sorte diversa... 
In questo libro, sapientemente dosata all’avventura e alla fuga rocambolesca, c’è una miscela di altri sentimenti e di spunti per ulteriori riflessioni, che vanno oltre il semplice seguire la marcia dei quattro personaggi attraverso la Patagonia. Il mondo, infatti, è pieno di gente tentata continuamente dal demone dell’abbandono, dal desiderio d’appartarsi in un angolo nascosto alla vista. Dappertutto vediamo gente che risolve i propri guai voltando le spalle e lasciando sul tappeto vestiti, cappello e stivali, assumendo altre identità, o meglio nessuna identità particolare, cercando nell’anonimato la cura ai propri mali. Quel che non si considera, e che da subito non compaiono, sono il rimpianto e la nostalgia e il senso di aridità che forse prosciugheranno quel che resta della propria vita in corsa. Ne Gli Appartati c’è anche questo e non occorre scavare a fondo tra le identità dei quattro protagonisti. Il risultato è lì, a portata di mano. Basterà sfogliare le pagine e arrivare alla fine del libro.

Leggi l'intervista a Andrea Garbarino

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