Gli aquiloni

Gli aquiloni
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Anni Trenta. Ludovic Fleury è un ragazzino cresciuto a Cléry, in Normandia, sotto la tutela dello zio, Ambroise Fleury, un postino rurale, ritornato pacifista dalla Grande Guerra, con la passione per gli gnamas: gli aquiloni. Ambroise è, infatti e soprattutto, un rinomato maestro di aquiloni, “un capitano del cielo”. Ciò che, da sempre, ha caratterizzato la loro famiglia – e, quindi, i loro stessi avi – è quel “granello di follia” (o di “scintilla sacra”) che deriva innanzitutto dall’essere sprovvisti di quella “rassicurante facoltà dell’oblio”. È un eccesso di memoria, infatti, che fa diplomare Ludo a soli quattordici anni e lo fa diventare subito addetto alla contabilità presso il Clos Joli: il ragazzo, difatti, riesce a compiere a mente i calcoli più improbabili. Ludo non conosce la dimenticanza e, proprio per questo, fa di Lila, di quella ragazzina biondissima che lo scruta con piglio austero da sotto il suo cappello di paglia, la sua passione più ostinata e duratura, anche quando lei sarà lontana, anche quando le certezze vacilleranno del tutto. Lila, infatti, è la figlia di Stanislas de Bronicki, un aristocratico finanziere polacco, e solo d’estate vive in Normandia. Anche negli anni dell’invasione tedesca della Polonia, quando Ludo, unitosi alla Resistenza, non avrà più tracce di Lila, continuerà ad amarla e a “vederla” al proprio fianco…

Gli aquiloni è il testamento dello scrittore francese Romain Gary (Romain Kacev), eroe di guerra, il cui Educazione europea è stata definita da Sartre come “il miglior romanzo sulla Resistenza”. Nel 1980, infatti, pochi mesi dopo la pubblicazione de Gli aquiloni, l’autore si toglie la vita. Eppure, questo testo è intriso d’umanità, è un inno all’amore, alla passione per una donna e per gli ideali. È un elogio romantico della memoria, come limite e come virtù. Racconta, con brio, il bello e il cattivo tempo dell’uomo, fino a confessare, dinanzi alle tragedie del Ventesimo secolo, che “il lato disumano fa parte dell’umano” e che il confine tra le due parti non è sempre così nitido. Gli aquiloni di Ambroise sono gli ideali, i sogni da tenere stretti perché non scappino via nel cielo, ma non troppo ancorati al suolo, per non farli schiantare in terra. E, forse, l’ideale supremo per l’autore resta quello della facoltà immaginativa, come palliativo ed evasione, come forza travolgente cui nessuno può sottrarsi. La fantasia stessa è alla base dell’atto creativo e guida, altèra, la penna dello scrittore, così come è l’aquilone a scegliere la sua direzione nel cielo, a favore del vento dell’immaginazione: la mano non può far altro che assecondarlo e tenersi ancorata alla realtà. Il sottile equilibrio tra ragione e ragione di vita, infatti, tra realtà e ideale, intesse magistralmente questo romanzo che diviene, insieme, luogo d’incanto e di verità, di fantasia e di realtà. È l’immaginazione, difatti, che dà sapore e colore alla vita, “sennò il mare sarebbe soltanto acqua salata”. Il romanzo d’addio di Romain Gary, allora, è un lascito oneroso: è, paradossalmente, un invito a stare dentro la vita, sognando; sospesi come gli aquiloni, tra terra e cielo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER