Gli arresi

Gli arresi
Chi sono gli arresi? Cosa significa arrendersi? Esiste una possibilità di redenzione per chi ha perso tutto? Le storie di June Han, Hector Brennan e  Sylvie Tanner ci dimostrano che gli arresi non restano tali per sempre. Agire significa riscattarsi, anche se l’azione non è immediata. June Han ha vissuto la guerra di Corea sulla propria pelle: ha solo undici anni eppure la crudeltà umana l’ha già privato, senza scrupolo, dei genitori e dei fratelli, uccisi come bestie insignificanti davanti ai suoi occhi. Poi c’è Hector, giovane soldato americano, tormentato da una colpa indicibile. June e Hector incrociano i loro destini subito dopo la fine della guerra, in un luogo freddo e senza speranze, proprio come loro: l’orfanotrofio di Seul. Ad accoglierli Sylvie Tanner, donna generosa e altruista, anche lei segnata dal dolore di una vita vissuta male. Arresa. Dopo trent’anni June e Hector si incontrano di nuovo a New York, si ritrovano ancora una volta persi e disperati: il figlio di June è sparito senza lasciare traccia e servirà il supporto e l’aiuto di Hector per iniziare una ricerca soffocante e stremante. Passato e presente si confondono. Dolori e terribili segreti riaffioreranno, ancora vivi, vividi e sanguinanti…
Chang-rae Lee avvolge e coinvolge il lettore nel racconto “passionale” di June e Hector, attraverso luoghi tanto diversi da loro per apparenza e cultura, raccontando la follia umana e una storia lasciata spesso in secondo piano o addirittura dimenticata. Il passato lascia i suoi segni indelebili, le ferite aperte e i conti in sospeso vanno saldati. Dalla Corea degli anni Cinquanta fino all’Italia degli anni Ottanta: l’autore de Gli arresi ci accompagna in un viaggio che, più che fisico, diventa della mente, della memoria e del ricordo. Un continuo andare avanti e indietro nel tempo, un avvicendarsi di personaggi dipinti con chiarezza e distacco. Chang-rae Lee ci regala delle istantanee senza pretendere di coinvolgerci emotivamente, ma limitandosi a descrivere quasi asetticamente e a fotografare istanti: dall’uccisione di un prigioniero da parte dei soldati americani alla violenza dei giapponesi in Manciuria. Ce n’è per tutti. La disperazione, l’odio e la follia non hanno nazionalità, ma fanno parte della razza umana. Lo scatto in avanti e il loro miglioramento possono dipendere soltanto dalla consapevolezza personale, dall’azione e dal risveglio individuale. Viceversa l’alternativa è il limbo. Crogiolarsi nella propria condizione e subirla fino alla fine.

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