Gli avventurieri delle Indie

Gli avventurieri delle Indie
Finalmente i pirati accerchiano il francese: il capitano fa segno all’unico dei suoi uomini, un irlandese di nove Devlin che parla la lingua del nemico, di spiegare all’ostaggio cosa sta succedendo. L’uomo però confessa al giovane pirata di essere in possesso di una mappa che conduce ad un inestimabile tesoro e poi muore per le ferite subite durante il pestaggio. Il ragazzo nasconde il documento nei suoi stivali mentre i suoi “camerati” sono distratti . La giungla è cattiva, gli uomini sono stanchi, il bottino che aveva promesso il comandante è risultato essere un bluff, bisogna ripartire e studiare un nuovo piano di azione che rassereni gli animi della ciurma. Ben presto Devlin si dimostrerà un abile navigatore, arte che ha imparato dal suo superiore durante il servizio su una nave da guerra inglese affondata qualche mese prima durante un selvaggio arrembaggio. Il ragazzo grazie alle sue abilità conquisterà la fiducia dei suoi compagni, finché non mostrerà loro la mappa ed insieme decideranno di andare a caccia del tesoro, nascosto su una piccola isola difeso da un unico fortino…
Quindici uomini sulla cassa di morto, io-oh-oh! E una bottiglia di rum: così cantavano allegramente i filibustieri di Robert Louis Stevenson che hanno abitato le mie notti d’infanzia radicando in me quel senso di avventura assopito durante la mia adolescenza ma ridestato oggi – a tanti anni di distanza - da questo libro. La storia narrata da Keating sembrerebbe ad una prima lettura una vicenda standard, bucanieri che saccheggiano i mari dei Caraibi arrivando ad impaurire anche le coste dell’India. In realtà tra le righe si scorge altro. Un attento studio da parte dello scrittore sui costumi dell’epoca, la scelta di mostrare i pirati in queste pagine come dispensatori di libertà e non selvaggi malfattori. Amanti della navigazione, si orientavano con pochi mezzi utilizzando carte nautiche compilate in diverse lingue, assalivano navi mercantili, risparmiando l’equipaggio per poi ingaggiare chi di loro volesse una vita avventurosa facendogli firmare un regolare contratto. Mangiavano e bevevano bene assecondando i piaceri ed i vizi che la loro vita rischiosa offriva. Guerrieri insomma che lottavano in qualche modo contro le regole imposte in quell’epoca da imperi che si spartivano territori come tessere del domino. Sullo sfondo la vicenda umana che in quegli anni - inizi del diciottesimo secolo - distruggeva interi villaggi africani, ovvero la tratta degli schiavi neri. L’azione tiene col fiato sospeso il lettore, la descrizione di scontri e torture mostrano persone indurite dalla malvagità di quel periodo buio, quando però amicizia, rispetto e senso dell’onore forgiavano uomini ancora capaci di sognare.

 

 

 
 
 
 
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