Gli ebrei di San Nicandro

San Nicandro è l'avamposto settentrionale del Parco nazionale del Gargano, lo sperone d'Italia, il promontorio oggi conosciuto dai  turisti per le sue bellezze. Ma nel 1930 non ci arrivava neppure la ferrovia e  i pochi viaggiatori per raggiungere questa località dovevano attraversare paludi infestate dalla malaria, su strade dissestate, impraticabili anche per i mezzi di trasporto "moderni". Era uno dei tanti paesi del Sud d'Italia ben  rappresentati da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli: squallore, povertà, superstizione e ignoranza. Ma a San Nicandro, già in quegli anni, molti abitanti erano in grado di leggere e scrivere e questa loro inusuale abilità creò i presupposti affinché si realizzasse un fatto singolare: un gruppo di mezzadri e artigiani si convertì all'ebraismo. Il loro profeta fu Donato Manduzio, che divenuto invalido durante la Prima Guerra Mondiale, si appassionò alla letturatura, in particolare a quella classica, fino a quando, per caso, ricevette da un suo compaesano una Bibbia tradotta in italiano, a sua volta avuta da un predicatore pentacostale. Prima di allora Manduzio non aveva mai avuto occasione di leggere quelle parole; nel suo diario scrisse che nella notte tra il 10 e  l'11 agosto del 1930  ebbe una visione e capì che l'Antico Testamento era la luce, Dio era uno solo e il cristianesimo aveva tradito la vera religione affermando la Trinità. Sentì quindi la spinta a condividere questa scoperta con amici e conoscenti. In poco tempo si formò una comunità di circa settanta  individui e la loro conversione fu così forte da ...
John A.Davis riporta alla nostra attenzione questo episodio memorabile e  paradossale per il periodo storico in cui è avvenuto: la conversione di un nutrito gruppo di persone all'ebraismo proprio nell'imminenza della Seconda Guerra Mondiale, alla vigilia delle leggi razziali e dei conseguenti provvedimenti. L'autore ripercorre parte degli eventi storici dal punto di vista della nuova comunità, i rapporti con il fascismo e le pressioni dell'autorità dello Stato, le conseguenze della crisi economica del 1929 e la necessità di emigrare per sopravvivere. Rari, ma oltremodo interessanti e preziosi, gli stralci del diario di Donato Manduzio e della corrispondenza tra i rappresentanti delle principali sinagoghe italiane e i convertiti di San Nicandro. Il testo a tratti è faticoso perchè più volte si ripetono gli stessi concetti (forse evitabili con una diversa suddivisione dei capitoli?) e le moltissime note, che si avvalgono di una nutrita bibliografia, non arricchiscono la lettura, troppo spesso limitate ai riferimenti delle fonti, inutili per chi non abbia accesso ai testi citati. L'autore comunque riesce a  mettere in evidenza la caparbietà e  la determinazione di questa gente semplice, la cui vita era molto  simile a quella del popolo ebraico come raccontata nel Vecchio Testamento. La scoperta di comunità ebraiche anche sul territorio italiano li portò a adoperarsi con ogni mezzo per ottenere gli aiuti necessari a essere riconosciuti ufficialmente ebrei, perché infatti l'Eterno ha pur detto che "lo straniero che opera secondo la Legge mi è più accetto dei figli e delle figlie che sono nati nella Legge".

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