Gli eventi non finiscono mai

Gli eventi non finiscono mai

Enrico, Renato, Federico e Goffredo sono quattro amici alle soglie dei quaranta, coinquilini in una grande casa per la quale nessuno di loro caccia un euro per l’affitto; a questo infatti pensa il padre del più ricco della banda, Federico (un belloccio nullafacente incapace di rimorchiare) forse per farsi perdonare un’uscita infelice durante la turbolenta adolescenza del figlio, definito “(...) un cancro e non intendo certo il segno zodiacale”. Enrico, laureato in Lettere, lavora per un’agenzia che si occupa di tutto un po’ (libri, pubblicità, organizzazione di eventi), addetto a correggere e vivacizzare bozze, ma non di romanzi che finiranno negli scaffali di una libreria, bensì di autobiografie che dei perfetti sconosciuti desiderano regalare ad amici e parenti; Renato collabora, con poco impegno e per una paga da fame, con “L’arrabbiato”, un quotidiano che fa le pulci ai politici svelandone i segreti più gustosi. Renato è anche l’unico dei quattro ad avere una ragazza fissa: trattasi della bella e formosa Teresa, ragazza del sud che desidera ardentemente il matrimonio, questione sulla quale il ragazzo continua a tergiversare. Goffredo invece è come se in casa non ci fosse: un tempo era una star della musica alternativa che poteva vantare diversi follower (chi non conosce le strofe di capolavori come Precario 365 giorni all’alba, La follower che amo o Hipster, biciclette e fragole?), ma adesso vive da hikikomori, come quei teenager giapponesi barricati in camera propria che mettono il naso fuori solo per andare in bagno. Gli inquilini della “casa del grande fardello” ‒ così ribattezzata in periodi di particolare negatività generale ‒ passano le giornate tra inconcludenti sedute di brainstorming aziendale per scoprire cosa possa essere veramente cool (fare charity in Africa è cool, essere fruttariano è cool, regalare alle Ong cibo ravanato dalle pattumiere è... trendyssimo!), binge watching, workshop per nerd in felpa di pile che non riescono a trovare una donna, concerti, dj set, happy hour, battute di caccia ai Pokemon: insomma non c’è evento in città al quale non siano presenti, in nome del divertimento ad ogni costo...

Quattro giovani di belle speranze incastrati in un limbo dal quale faticano ad uscire: precari sul lavoro e nei sentimenti, ancora a metà tra l’adolescenza e il mondo degli adulti, combattuti tra la rassegnazione e la speranza; frustrati nelle loro più profonde aspirazioni (Enrico scrive poesie, Renato ha in cantiere un libro horror, Federico vuole una fidanzata a tutti i costi) ma troppo impauriti per buttarsi e rischiare. Sono loro i protagonisti de Gli eventi non finiscono mai, esordio in prosa del giovane milanese Fabiano Spessi (docente di lingua e cultura italiana che ha già al suo attivo la pubblicazione di una trilogia poetica): un volumetto breve (poco meno di cento pagine) ma molto gradevole e divertente nel quale è la voce di Enrico ‒ agile, disincantata e densa di pungente ironia ‒ a raccontarci di un mondo del lavoro superficiale, a corto di meritocrazia e valori positivi, ma soprattutto di certezze; un mondo nel quale esserci è fondamentale, e seguire la massa garanzia di successo sociale. Ed è ormai chiaro che per essere preso sul serio, oggi bisogna avere tutta una serie di competenze specifiche, che il protagonista ‒ abusando volutamente degli anglismi che vanno tanto di moda ‒ ci elenca in modo esauriente in questo simpatico passo: “(...) I capi hanno inviato una mail a tutti i dipendenti in cui si fa presente che gli utili sono calati di un buon 20% negli ultimi mesi. Così, per spronarci a fare di meglio, ci hanno mandato un importantissimo life coach che è anche trendsetter, esperto di comunicazione, formatore, sound designer, addestratore di cani, campione di poker e scacchi, liutaio, cartomante, tatuatore, consulente genetico, millennial advisor, pilota di droni e sommelier”. E se la nostalgia per i bei tempi andati (gli anni ‘80 nella fattispecie, ai quali sono numerosissimi i richiami nelle didascalie in corsivo, relative ai ricordi di infanzia e adolescenza di Enrico) da un lato sembra bloccare i quattro sulla soglia della maturità, dall’altro può regalare loro una speranza per il futuro: dopotutto, vale sempre la pena di lottare per realizzare i propri sogni, anche se l’indifferenza o il biasimo attorno a noi ce li fa sembrare così lontani.



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