Gli innocenti

Gli innocenti

Firenze, estate. La ferita di quel lontano abbandono ancora brucia. L’unica possibilità per sanarla è scoprire chi è, chi era, sua madre. E non affannarsi più nella ricerca. Suonare il violino è l’unico sollievo alla sua sofferenza. Neanche anni di analisi hanno sortito alcun effetto. La notte dell’otto dicembre 1950 continua a perseguitarlo: un bambino viene lasciato su un gradino dell’istituto, nella “ruota degli innocenti”, ora quel bambino è quasi vecchio. E senza risposte. Perché lei lo ha abbandonato? Perché non è tornata a riprendersi suo figlio? Davanti al Maestro Jacopo Landi c’è la via d’uscita ma la direttrice dell’Archivio degli Innocenti non si fa impietosire. In quell’archivio quasi non si contano le storie di trovatelli e di morti premature. Ogni bambino è stato schedato e ogni scheda raccoglie minuziosamente i dettagli che rendono il piccolo riconoscibile, eventualmente rintracciabile. Gli oggetti, raccolti in una scatolina di legno. Alla vista di tutti quei fascicoli e scatole, Jacopo è visibilmente emozionato. Lo Spedale degli Innocenti nasce nel Quattrocento e già da allora i piccoli seguivano lezioni di musica e arti visive. Tanti, come lui, sono diventati artisti. In quello stesso luogo, a giorni, Jacopo e Dasha terranno il Doppio concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra, op. 102 Di Brahms, definito ‘opera di riconciliazione’. Chissà se la musica riuscirà a ricucire tutti gli strappi delle loro vite…

Jacopo si sente un randagio, Dasha una privilegiata. Lui ha vissuto in orfanotrofio, lei in conservatorio. Le loro storie scorrono parallele. Ad unirli, la passione per la musica. Un linguaggio altro che, come la parola o il segno grafico, permette di esprimersi e raccontarsi. La musica diventa “il rifugio dove guarire dall’assenza”. Di una madre sconosciuta o di un figlio negato. Come per la musica, nella vita sono fondamentali le sfumature, le luci e le ombre. Come nella musica, le voci di Jacopo e Dasha si ricorrono, si alternano, si armonizzano per tessere una delicata ed emozionante storia. Tre capitoli, tre movimenti, per raccontare, attraverso uno stile attento e rispettoso dei sentimenti e delle sensazioni dei protagonisti, il passaggio dall’amore narcisista all’amore maturo. Quello che ha sciolto i nodi, quello che ha sanato le ferite. Le pagine scorrono piacevolmente, evocando emozioni ancestrali e domande di senso. Gli innocenti si rivela un romanzo aperto a diversi livelli di lettura ed approfondimento: si presta ad analisi prospettiche che partono ora dal bisogno di radici, ora dalla passione per la musica, ora dal rapporto con la famiglia d’origine, per approdare al rapporto con l’altro sesso e al senso delle relazioni. Perché l’amore, come la musica, ha infinite sfaccettature.

LEGGI L’INTERVISTA A PAOLA CALVETTI



 

 

 
 
 
 

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