Gli inquilini

Gli inquilini
Harry Lesser è uno scrittore in difficoltà. Autore di un primo, bellissimo romanzo lodato dalla critica e ignorato dal pubblico e di un secondo, mediocre romanzo di un certo successo che ancora gli dà da mangiare, non pubblica niente da dieci anni. E tenta, disperatamente, di finire il suo libro lavorando con accanimento nel suo appartamento in una decrepita e fatiscente palazzina newyorchese dalla quale rischia lo sfratto, causa imminente demolizione. In quella palazzina Harry è l’unico inquilino rimasto, ma inaspettatamente vi giunge un nuovo, abusivo occupante: Willie Spearmint, anche lui scrittore, anzi aspirante scrittore, alle prese con il suo romanzo d’esordio. Tra i due, l’autore più o meno affermato - pure se in crisi - e quello che sta ancora cercando la propria via, il primo ebreo e il secondo nero, si instaura da subito un rapporto intenso fatto di conflitto e di scambio, complicato dal terzo incomodo: l’affascinante e ambigua Irene, la ragazza di Willie che diventa prima l’amante e poi la donna di Harry. La questione razziale, molto sentita da Willie, che aspira a scrivere una sorta di grande romanzo della negritudine, sembra il  terreno dello scontro, ma in realtà l’urto vero si gioca sul piano della scrittura…
Gli inquilini è, infatti, un grande romanzo sulla scrittura, un grande romanzo sul mestiere che c’è dietro la scrittura. E i due protagonisti, Harry e Willie incarnano, ciascuno a suo modo, uno dei possibili modi di essere scrittore. Se Willie è, almeno inizialmente, tutto istinto o quasi, Harry è un vero e proprio forzato della revisione, della riscrittura, del lavoro artigianale e per certi versi ostinato (che è principio della scrittura quantunque di questi tempi si tenda a dimenticarlo, se non a occultarlo). Scrive Malamud, a sua volta autore maniacale, da quanto ci è stato trasmesso: “Non c’è una via di mezzo per essere un bravo scrittore”. E lo si vede nella trasformazione che, in virtù dell’incontro con Harry, attraversa Willie, per il quale, poco a poco, la scrittura finisce con l’avere il sopravvento sulla vita. Piccolo, immenso romanzo, uno dei più originali, se vogliamo, nella produzione letteraria di Malamud che, va ricordato, è considerato un maestro da moltissimi autori ebreo-americani, tra i quali addirittura Philip Roth, Gli inquilini dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chiunque aspiri a scrivere romanzi, anzi a essere scrittore.

 

 

 
 
 
 
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