Gli occhi del Salar

Gli occhi del Salar
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Che non ci siano più le mezze stagioni è ormai un dato assodato, ma una nebbia così fitta ad Ardese non se la ricorda nessuno, così quando in Procura arriva la telefonata che annuncia la scomparsa del pulmino che porta i bambini alla scuola privata San Gottardo si pensa subito ad un incidente stradale. L’autista non risponde al telefono, nessuno ha visto nulla. La Pedemontana per un tratto costeggia il lago ma anche le ricerche dei sommozzatori non danno alcun frutto: il pulmino e i suoi occupanti sembrano scomparsi nel nulla e di ora in ora l’incubo peggiora. Sette bambini dispersi, quasi tutti figli dell’alta borghesia. Il procuratore capo Sassolongo decide che la storia è troppo grossa per essere seguita da un solo Sostituto ‒ anche perché la stampa è già al corrente del fatto ‒ e, notoriamente poco incline ad affrontare casi che rischiano di essere fallimentari per la sua carriera, preferirebbe addirittura farla trasferire a Torino. Quando ormai è chiaro che qualcuno ha preso i bambini e la richiesta di riscatto è palesemente non attendibile, i Sostituti e le forze dell’ordine assegnate alla Procura cominciano la loro corsa contro il tempo su due fronti: capire quale sia il vero prezzo da pagare per le vite di sette bambini e contestualmente ottenere che l’indagine resti ad Ardese. Quanti e quali segreti nascondono le famiglie, quale sia e chi lo nasconda quello che i rapitori vogliono far venire alla luce…

Forse il romanzo più corale di tutta la produzione di Roberta Gallego, e per due motivi. Innanzitutto, il caso è talmente complesso da rendere necessario il coinvolgimento di tutti i Sostituti: Anna Vescovo – il cui figlio frequenta la stessa scuola dei rapiti – la Arcais Guarnieri, il maresciallo capo Alfano dei carabinieri in quota alla Procura e le forze dell’ordine congiunte; ma anche perché vittime, di fatto, oltre ai ragazzini rapiti sono anche le famiglie. Il fatto poi che al centro di un plot così nero ci siano dei bambini rende il racconto particolarmente coinvolgente. Il Pubblico Ministero trevigiano, fin da Quota 33 – il suo primo romanzo – ha toccato temi profondi, storie di uomini che nel bene e nel male sono uno specchio in cui si riflettono quelli che sono diventati nel tempo mali sociali. Drammaticamente attuale, Gli occhi del Salar spazia su avvenimenti che ascoltiamo distrattamente dalla cronaca dei telegiornali intrecciandoli fino a farne un tessuto complesso, che ci mostra tutte le sfumature lasciate dalle conseguenze dei singoli atti nascosti nelle pieghe dell’infanzia; piccole cose apparentemente insignificanti che lasciano segni e cicatrici incancellabili dal tempo, dal denaro, dal successo.

 

 

 

 
 
 
 

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