Gli occhi di Borges

Gli occhi di Borges

Gennaio. Roma, quartiere Esquilino. Anita è incerta sul da farsi. Contempla nervosamente la notifica di richiesta d’amicizia su Facebook che le è appena arrivata dall’uomo conosciuto a quella festa. Anche l’oroscopo di quella mattina sembra parlare chiaro. Dopo anni di tormento è ora di trovare finalmente il coraggio di riprendersi la sua vita e di tornare a volare. D’altronde suo marito non se la spassa impunemente da anni con ragazzine dell’età di sua figlia? Certo quell’avvocato conosciuto su una terrazza di piazza Vittorio che faceva molto La grande bellezza sembra la personificazione del banale, ma in fondo si era dimostrato gentile e premuroso, e lei ora solo di quello sente di aver davvero bisogno. Il tormento per quello che sta succedendo a Vanessa la sta divorando. Dalle vacanze natalizie quella ragazza è profondamente cambiata. Vive praticamente segregata in camera sua senza voler più né vedere né sentire nessuno. Un cambiamento tanto brusco e repentino da non poter essere liquidato con il semplice turbamento dovuto all’età. C’è qualcosa d’altro che la sta devastando, un tunnel che sembra aver imboccato e di cui nemmeno si intravede l’uscita... Buenos Aires. Al suo arrivo al ristorante, Ottavio Ponzetti trova già seduti a tavola due uomini e una donna. Sono un funzionario italiano, un alto ufficiale della polizia argentina e una misteriosa fanciulla che gli è stata presentata col nome esotico di Evita e sulle cui grazie oltretutto Ottavio nota subito posarsi per tutta la durata della cena lo sguardo di suo genero Jorge. Vogliono capire se il commissario è intenzionato a confermare che il cadavere visto poche ore prima nell’obitorio non corrisponde secondo lui a quello di Andrea Perfetti, l’assassino del famoso tanghero sudamericano Marcelo Morin, a cui lo stesso Ponzetti ha dato la caccia sei anni prima e di cui pare che lo stesso Perfetti, ghostwriter trasformista, abbia poi preso le sembianze andando proprio a rintanarsi in Argentina. Oltretutto la misteriosa Evita ha qualcosa di ancora più clamoroso da confessargli a fine cena, l’incredibile scomparsa del Fervor de Buenos Aires, un’opera introvabile e rarissima del poeta Jorge Luis Borges...

Torna il commissario Ponzetti, fortunato protagonista della vivida penna di Giovanni Ricciardi, questa volta costretto suo malgrado ad indagare su un doppio binario tra l’Italia e l’Argentina. Una sua vecchia conoscenza infatti torna a farsi viva nella sua vita, quell’Andrea Perfetti che già nel quarto episodio della serie, Portami a ballare, gli aveva dato filo da torcere. Questa volta sembra essere direttamente collegato alla scomparsa di un rarissimo volume di poesie di Borges ma troppe cose nella vicenda ‒ tra astrologia, letteratura ed esoterismo ‒ al commissario sembrano non tornare. In contemporanea si sviluppa la vicenda di Vanessa, adolescente solare della Roma “bene” che improvvisamente dopo uno stage da un astrologo di riviste patinate sembra aver perso improvvisamente la voglia di vivere gettando nello sconforto sua madre Anita, già in evidente crisi di mezza età e il suo assente padre. E così, tra colpi di scena e una matassa che sembra ingarbugliarsi via via che la vicenda entra nel vivo, starà all’acume del solito Ponzetti provare ancora una volta (e a modo suo) a venirne a capo.



 

 

 

 
 
 
 

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