Gli occhi neri di Susan

Gli occhi neri di Susan

Per Tessa “Black eyed Susan” (si tratta di un fiore, una grande margherita gialla con il bottone nero) è solo il doloroso soprannome che si porta dietro da quando è sopravvissuta ad un feroce assassino, trovata in una fossa dove era stata gettata probabilmente perché creduta morta, in compagnia di un cadavere, di ossa e appunto delle margherite. Sparita mentre andava agli allenamenti di corsa, oggi è una donna che cerca di guarire da quella ferita che non si è mai rimarginata del tutto ed è anche l’unica persona che potrebbe scagionare Terrell Darcy Goodwin, l’uomo che aspetta di essere giustiziato per il rapimento di Tessa e l’omicidio dell’altra ragazza ancora senza nome. D’obbligo il condizionale: se si ricordasse tutto, se da quel giorno non si accavallassero i ricordi reali e immagini che forse reali non sono, se avesse il coraggio di andare fino in fondo al suo personale buco nero. L’unica che è riuscita ad insinuarle il dubbio che nel braccio della morte ci sia un innocente, uno dei tanti che ogni anno vengono giustiziati in Texas, è morta improvvisamente per un infarto. Era Angela Rothschild, un’avvocatessa che si batteva per i diritti umani e contro la pena di morte. Ha lasciato la sua squadra – oggi attrezzata per analisi impensabili ai tempi dell’accaduto - a sostenere Tessa nella sua ricerca della verità. Pagina dopo pagina i segreti che la donna ha conservato nel profondo si intrecciano con accadimenti quantomeno sospetti e con ipotesi che sono forse peggiori di ogni ricostruzione dei fatti…

Julia Heaberlin è una di quelle autrici che ti fa rimpiangere di non averla letta prima e ti fa venire voglia di andare in cerca degli altri suoi romanzi: scrittura veloce ma non troppo adrenalinica, capace di trasportare con uno schiocco di dita il lettore nel mondo parallelo del libro. Sposta il tempo del racconto dall’epoca dei fatti al presente quasi scivolando dai pensieri di una donna adulta a quelli di una sedicenne, traumatizzata ma lucidissima e capace di resistere a qualunque sollecitazione esterna che possa ulteriormente ferirla. Lo slittamento dei piani temporali ‒ che se usato male in un thriller rischia di rompere l’equilibrio della storia e creare confusione ‒ diventa uno stile narrativo che le permette di affrontare senza mai uscire dal plot giallo temi di peso come la pedofilia (sia pur indirettamente) e i disagi adolescenziali, che si alternano alle riflessioni sulla pena di morte. Il Texas, ricordiamolo, è lo Stato americano in cui si eseguono più sentenze ogni anno. Il tutto condito da un colpo di scena finale davvero notevole. Una giovane donna con la passione per la scrittura, nata come sempre da quella altrettanto forte per la lettura, che è decisamente riuscita nel suo intento. Scrivere un grande thriller.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER